Nel lavoro corporeo bioenergetico c’è una qualità di rilassamento che è involontaria. È quando il muscolo raggiunge un picco di tensione e inizia a vibrare. Quella vibrazione scioglie la tensione: il muscolo si arrende e il cuore si apre. Possono emergere sentimenti di gratitudine, di gioia e di sorpresa insieme. La resa ha una qualità di intimità con noi stessi che la rende e ci rende luminosi.

Potremmo associare la resa al lasciar andare ma se il lasciar andare è un atto intenzionale, nella resa l’intenzionalità è quella del corpo che conduce per mano ad un fiducioso abbandono. Perché te lo racconto? Perché devo prendere una decisione e mi sono accorta che, nel farlo, lotto tra il lasciar andare e la resa. Razionalmente so cosa dovrei fare ma non riesco ad arrendermi intimamente a questa decisione. Un attimo prima che diventi un fatto riprendo in mano il pensiero e lo mastico di nuovo. Poi lo lascio andare e lo riprendo come se fosse legato ad un filo che non mi rassegno a mollare. Lascio andare e riprendo perché non accetto la resa. Che poi è un arrendersi alla realtà.

La speranza è nemica della resa. Malgrado sembri un’emozione innocua in realtà è l’arma dei lottatori, di quelli che non si arrendono e combattono disperatamente fino alla fine. La speranza è nemica della fiducia nella completezza delle cose così come sono. Tra il lasciar andare e la resa sta l’idea che ci sia una sorta d’incompletezza nella realtà che devo colmare. Questa visione dell’incompletezza è così forte che mi porta a mettermi di mezzo pur di essere parte del mosaico. Vorrei arrendermi all’essere una tessera fuori posto in alcuni mosaici e perfettamente a posto in altri. Vorrei arrendermi e apprezzare le cose per quello che sono, dissotterrare la capacità di vedere la completezza mi sembra il passo che porta alla resa. Forse il primo passo. il secondo, quello definitivo, è il corpo che dice basta perché ha quella saggezza millenaria che a me manca.

Forse la resa non può che nascere dal corpo e la mente lo segue, per una volta, grata di essere stata liberata dal motorino d’avviamento della speranza.

L’idea di apprezzare le cose per quello che sono è semplice e accessibile ma allo stesso tempo anche molto profonda. È il segreto per sentire calore e amorevolezza verso gli altri e verso noi stessi. Questa capacità di aprirci e sperimentare le cose con freschezza è sempre presente nella nostra mente. Forse non la percepiamo di continuo ma è sempre in attesa sullo sfondo. La questione quindi è come dissotterrare questa capapcità, come entrare in contatto con essa e nutrirla. Pema Chödrön, Accogliere l’inaccettabile

Pratica del giorno: Una breve classe di bioenergetica

© Nicoletta Cinotti 2022 Reparenting ourselves. Ritiro di mindfulness e bioenergetica

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