Ancora in questi giorni l’elenco di donne vittime di femminicidi si allunga. Sono donne di età diverse, alcune molto giovani, altre donne mature. In ogni caso donne che cercano di riprendersi la vita dopo che una relazione sbagliata gliel’ha attraversata.
Donne sull’orlo tra indipendenza e dipendenza e che hanno un partner che le considera non persone ma possessi. Un partner che in alcuni casi estende la furia omicida a tutto il nucleo familiare. Queste non sono storie d’amore andate male. Sono storie sbagliate in cui la violenza ha preso spazio: uno spazio che non deve entrare in nessuna relazione

Amore senza violenza

L’abitudine all’aggressività fisica può entrare nelle relazioni fin dall’infanzia. Se un bambino o una bambina viene picchiato dai genitori può iniziare a considerare  il binomio amore=percosse non tanto sbagliato. Invece è sbagliato e le percosse non sono uno strumento educativo ma uno strumento di potere e di costruzione di modalità relazionali basate sulla disparità di potere e sulla dipendenza affettiva o sulla accondiscendenza.

L’indipendenza in amore

Perchè una relazione d’amore sia sana è fondamentale che sia anche libera da ipoteche sul futuro. Credere che l’amore debba essere per sempre e che debba essere una forma di sicurezza non è una buona base di partenza. Possiamo dirlo a posteriore se è stato per sempre ma non a priori.

L’amore tra due adulti non può comportare la dipendenza affettiva violenta.  Ci sono dei segnali che permettono di definire quando entriamo nella sfera della dipendenza affettiva patologica.

Sintomi di dipendenza affettiva 

  1. Bisogno compulsivo dell’altro e sofferenza anche solo all’idea di tollerarne l’assenza; · La maggior parte del tempo è occupato dalla relazione o, se non si è fisicamente insieme, dal pensiero della relazione; ·
  2. Tutti gli altri aspetti della propria vita rivestono un ruolo secondario anche se collegati ad affetti importanti come figli, amicizie, famiglia d’origine; ·
  3. La relazione è regolata da forme estreme di controllo; ·
  4. Malgrado l’intensità del dolore relazionale è impossibile chiudere la relazione e i tentativi di farlo vengono abortiti; ·
  5. Sono relazioni che nascono sulla base di una fortissima attrazione fisica che non corrisponde ad una condivisione di interessi; ·
  6. Stato mentale confuso che alterna momenti di euforia – quando c’è l’incontro – a momenti di disperazione esagerata, quando qualcosa turba l’incontro.

La paura della solitudine

La paura della solitudine e la sensazione di non essere abbastanza sono le due emozioni alla base della dipendenza affettiva. A volte il senso di mancanza di valore personale è mascherato dalla sensazione che la persona che amiamo sia una persona molto più importante di noi ma in realtà il vero punto è che non viene valorizzato il proprio valore personale. Una sensazione di inadeguatezza che si accompagna al terrore di rimanere da soli, di venir abbandonati adesso che abbiamo finalmente trovato “l’anima gemella”. In genere la convinzione di aver trovato il partner perfetto ha una base nella fortissima attrazione sessuale. Il corpo continua a dire che quella è una persona speciale anche quando, sul piano della relazione e dei comportamenti, le cose vanno malissimo.

Qualche dato di realtà

Nell’82% dei casi – raccontano i dati diffusi dalla Polizia di Stato – chi fa violenza su una donna ha le chiavi di casa. Le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le classi sociali e culturali e a tutti i ceti economici. Ci sono segnali che sono premonitori e vanno ascoltati, tra questi una gelosia ossessiva: l’amore non è possessività, sono due cose diversissime. La violenza non ha giustificazioni: un solo atto di violenza o di aggressività fisica dice già tutto. È il segnale che bisogna andarsene.

Ti prometto che cambierò

Il cambiamento è un percorso lungo e difficile. Se ti dice che non lo farà più – come semplice promessa – meglio non fidarsi: è vittima di un impulso che lui stesso è il primo a non controllare. Ogni giorno, in media, in Italia, nel 2019 ottantotto donne sono vittime di atti di violenza, una ogni quindici minuti. Nel 2020 sono state una ogni otto minuti; nell’80,2% per cento dei casi le vittime sono italiane con partner italiani nel 74% per cento dei casi. Senza distinzione di latitudine, l’aumento di vittime di reato di sesso femminile è lo stesso in Piemonte come in Sicilia. La violenza nelle relazioni è in crescita: nel 2019, il 34% delle vittime di omicidio è donna e in sei casi su dieci l’assassino è il partner o l’ex partner. Le statistiche della Polizia di Stato evidenziano come cambia l’incidenza percentuale sulle vittime di femminicidio: straniere nel 67% dei casi mentre per quel che riguarda le altre forme di violenza le vittime italiane sono l’80%. Una su due lascia figli piccoli e nel 18 per cento dei casi l’autore si toglie la vita.

Cosa scatena la violenza

Possiamo solo fare delle ipotesi su cosa scatena la violenza nelle relazioni affettive ma, a volte, le ipotesi servono per orientare la conoscenza:

  • le donne hanno più autonomia ma la loro autonomia non correla con il potere. Avere una buona posizione sociale ed economica non significa avere potere. Il potere non è uno status: è qualcosa che hai dentro;
  • gli uomini hanno più potere che autonomia, più potere che denaro. Negli anni si trovano spesso in condizioni di disavanzo economico rispetto alle loro compagne. Ma crescono in una cultura in cui il potere è un simbolo irrinunciabile dell’archetipo maschile;
  • ci siamo evoluti per credere che le relazioni debbano essere basate sull’amore ma questo apre all’instabilità relazionale, perché l’amore è una emozione che, nel tempo, è suscettibile di cambiamenti. Se siamo possessivi questi cambiamenti possono essere visti come una minaccia all’integrità personale oltre che una minaccia alla relazione;
  • avere una partner è sempre più una conquista. Siamo poco disponibili a perdere quello che consideriamo una conquista. I femminicidi avvengono molto spesso nelle fasi terminali della relazione o a separazione avvenuta. L’omicida non regge il fallimento legato alla fine della relazione.

Informazioni importanti

In Italia esiste una rete dei Centri Antiviolenza – https://www.direcontrolaviolenza.it/ – ai quali rivolgersi quando la relazione diventa violenta, sia dal punto di vista fisico che verbale. Alla Rete D.i.RE aderiscono 82 Centri antiviolenza in tutta Italia. Grazie alla loro accoglienza telefonica, ai colloqui personali, all’ospitalità in case rifugio, alla consulenza psicologica e legale, aiutano e sostengono le donne nel percorso di uscita dalla violenza.

A Roma esiste anche Telefono rosa – https://www.telefonorosa.it/centri-antiviolenza/ – con cinque Centri antiviolenza in diverse zone della città. In Lombardia la regione ha istituito un servizio – https://www.nonseidasola.regione.lombardia.it/wps/portal/site/nonseidasola/centri-antiviolenza – Queste risorse sono gratuite e reperibili in rete.

Questi dati sono tratti dal capitolo, Schiaffi e silenzio: nessuno spazio per la violenza in amore, del mio ultimo libro, Amore, mindfulness e relazioni. Qualità mindful per amare senza equivoci

Una pratica per l’indipendenza in amore

Giovedì 25 Novembre alle 19 si terrà una pratica gratuita nello studio di Via Frugoni 15/2, a Genova, dedicato all’indipendenza affettiva. Per partecipare scrivi a rita@nicolettacinotti.net. La pratica è aperta a uomini e donne

© Nicoletta Cinotti 2021

La copia di questo contenuto non è consentita

Iscriviti alla nostra newsletter ed unisciti alla nostra comunità.

Riceverai per 7 giorni un post quotidiano di pratica.

Poi potrai scegliere se iscriverti alla rivista Con Grazia e Grinta che esce ogni Domenica oppure alla Newsletter quotidiana con spunti di pratica e link a file audio di meditazione

I tuoi dati personali saranno tutelati  nel rispetto della privacy del GDPR e non saranno diffusi ad altri.

Subscribe

* indicates required
Vuoi ricevere
Email Format

Iscrizione Completata con Successo!