La delusione è una delle emozioni più difficili da elaborare. Comporta una brusca caduta delle nostre aspettative: aspettative che a volte non eravamo nemmeno consapevoli di avere fino a che non le abbiamo sentite disperdersi.

Spesso la delusione è quello che ci spinge a chiudere una relazione o un progetto, spostando così sull’altro la colpa di averci deluso e lasciando a suo carico il compito di motivarci nuovamente.

Eppure la delusione non nasce nel momento in cui la proviamo: nasce nel momento in cui iniziamo a prevedere che accadrà qualcosa, nel momento in cui attribuiamo un significato all’esperienza, che viene prima dell’esperienza stessa. Spesso è un significato salvifico, magico, epico che, non realizzandosi, ci rimanda alla natura delle nostre illusioni.

Altre volte la delusione nasce dalla mancanza di stimoli: una situazione di neutralità che si insinua appiattendo la nostra vitalità.

Nel suo brusco calarci nella realtà può farci coprire di un velo grigio anche ciò che invece è aperto alla crescita e al cambiamento.

Dimorare nel proprio presente, essere radicati nella propria realtà, non pensare che ci sia sempre necessario qualcosa che al momento non abbiamo, sono misure preventive per la delusione. Assaporare il piacere di ogni attimo e non attribuire agli altri la responsabilità delle nostre emozioni sono misure curative.

Tuttavia, per sanare la nostra tendenza alla delusione, abbiamo bisogno di andare alla radice delle nostre illusioni, là dove ci allontaniamo dalla realtà per entrare in un mondo costruito a nostra immagine e somiglianza. Là dove costruiamo il nostro ideale dell’Io.

Reich diceva che nessuno inganna la natura, e ne sono assolutamente convinto. Dato che siamo parte della natura, inganneremmo noi stessi. Il pericolo nel mondo moderno è la megalomania che ci induce a fare tutto quello che vogliamo, ma è un’illusione priva di fondamento, che spesso diventa follia. La realizzazione che la vita e la terapia offrono è la capacità di essere totalmente veri con se stessi. E il sé per me è il sé corporeo, l’unico sé che potremo mai riconoscere. Alexander Lowen

Pratica di mindfulness: La consapevolezza del respiro e del corpo

là dove costruiamo l'ideale dell'io

© Nicoletta Cinotti 2015

Foto di ©♥kinea♥ ON/OFF

La copia di questo contenuto non è consentita

Iscriviti alla nostra newsletter ed unisciti alla nostra comunità.

Riceverai per 7 giorni un post quotidiano di pratica.

Poi potrai scegliere se iscriverti alla rivista Con Grazia e Grinta che esce ogni Domenica oppure alla Newsletter quotidiana con spunti di pratica e link a file audio di meditazione

I tuoi dati personali saranno tutelati  nel rispetto della privacy del GDPR e non saranno diffusi ad altri.

Subscribe

* indicates required
Vuoi ricevere
Email Format

Iscrizione Completata con Successo!