Il mio primo ricordo di felicità è un cucciolo di cane che mi fu regalato dopo moltissime insistenze. A dire il vero arrivò quando ormai avevo rinunciato a pensare che me l’avrebbero regalato. Passavo moltissimo tempo all’aperto e giocare con lui: era una fonte di divertimento sempre inaspettata. La gioia per me ha il sapore della sorpresa. Qualcosa che rompe la monotonia e ti fa tornare presente. A questo si mischia l’apertura, la sensazione di calore che viene dal sentire che, tutto sommato, anche i desideri si avverano.

Quando sono in un momento difficile torno sempre a quel ricordo, a quel seme di felicità che mi rammenta che non è impossibile essere felici. Che la felicità è un diritto di nascita. In questi giorni ho telefonato a qualcuno: una lista non breve – e non ancora finita – di persone che sono state coinvolte nei danni dell’ultima allerta meteo. È stata una pena vedere cosa era successo. Eppure ogni volta – nel contatto gratuito e non scontato – si apriva uno spiraglio di gioia, di speranza. Di fiducia. Non cambiava nulla della situazione: cambiava però tutto perché, in quel riconoscere cosa era successo, in quell’ascoltare in silenzio, si apriva un varco la fiducia. Ogni volta mi sono ricordata che la felicità nasce dal contatto: senza contatto non c’è felicità. Senza scambio, senza condivisione, la nostra felicità diventa scarna.

Non importa se il contatto è con una persona o con un animale. È l’intimità che genera una visione completamente diversa. È la fiducia nella relazione che apre una percezione nuova perché l’altro ci porta fuori dai binari, dai soliti schemi. Non cambia la realtà: cambia il nostro modo di vedere la realtà per l’imprevisto che si è mostrato davanti a noi sotto forma di relazione. Questa è la grande perdita delle nostre difese: riducono la superficie di contatto. Questa è la grande forza degli altri: trovano uno spiraglio lasciato libero per il contatto. E così il nostro tallone d’achille diventa la nostra fortuna.

Quando siamo soli anche la felicità più grande è scarna perché le manca l’intimità. Quando siamo intimi, la felicità ci veste anche se siamo nudi.

Fondamentalmente è questo che la frequentazione del silenzio e del lasciar essere le cose come sono crea: fiducia. Chandra Livia Candiani

Pratica informale: Oggi porta l’attenzione a cosa succede quando sperimenti intimità. Dai tempo alla delicata trama dell’intimità, per farsi sentire. Per essere intimi abbiamo bisogno di tempo

Pratica di mindfulness: Addolcire, confortarsi, aprire

© Nicoletta Cinotti 2018 Amore e passione tra mindfulness e bioenergetica

Photo by Brina Blum on Unsplash

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