Anche la psicologia invecchia: ormai sono passati 120 anni dal primo lavoro di Freud che apriva la porta al ruolo dell’inconscio nella vita quotidiana. Freud ci ha insegnato a comprendere che non tutto quello che facciamo è determinato da una scelta volontaria e che il nostro inconscio, qualche volta, può giocarci brutti scherzi. Per comprendere come funziona la nostra psiche dobbiamo guardare nel passato ma – e questa è la buona notizia – non è necessario scavare nella memoria per comprendere come funziona la nostra mente. Perché la mente include la psiche ma è qualcosa di più ampio. E, soprattutto, la mente è nel presente, tanto quanto la psiche è frutto del passato e in dialogo con il futuro.

La distinzione tra psiche e mente non è tanto chiara nemmeno tra gli addetti ai lavori. Eppure è una distinzione importante che ha rivoluzionato il modo di curare e il modo che abbiamo di guardare ai processi di cambiamento. L’elemento centrale di questa rivoluzione è il fatto che l’orizzonte temporale d’esperienza si sposta dall’analisi sul passato, all’esperienza del momento presente.

Sappiamo ormai che il cambiamento si fonda sull’esperienza vissuta. Ci deve essere un’esperienza reale, un evento soggettivamente percepito, con sentimenti espressi e azioni compiute in tempo reale, nel mondo reale, con persone reali, in un momento presente, perchè si attivi un processo di cambiamento. Raccontare cosa è successo nel passato è tutt’altro che privo di valore: ci fornisce condivisione, scarica emozionale, sostegno relazionale ma non è sufficiente per dirigere le nostre risorse verso la crescita. Conoscere la psiche è stato l’inizio del viaggio della psicologia; conoscere la mente è la nuova tappa.

Quello che avviene – quando lavoriamo sulla mente – è fornire una esperienza reale condita con l’ingrediente indispensabile della consapevolezza. Tutta la nostra vita si svolge nel presente ma quel presente, se vissuto in modo automatico, scorre come l’acqua del fiume e scava un segno che non riusciamo a comprendere né a modificare.

La mente, diceva il Buddha, è il nostro più grande tesoro. E il tesoro più prezioso della mente è la consapevolezza di come funziona. Senza questa consapevolezza il cambiamento non può che essere un atto di sforzo, una scelta di volontà, destinata ad affaticarci anziché a farci sentire la ricchezza delle nostre potenzialità. Non abbiamo solo bisogno di capire da dove veniamo. Abbiamo anche bisogno di capire in che direzione stiamo andando.  La mindfulness ci fornisce uno strumento per comprenderlo. Il viaggio non finisce mai perché c’è sempre qualcosa di nuovo da vedere: è per questo che la mindfulness non definisce il territorio ma solo i mezzi per percorrerlo.

Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: Non c’è altro da vedere, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Josè Saramago

Pratica di mindfulness: La consapevolezza del corpo

© Nicoletta Cinotti 2019 Il protocollo MBSR. Genova Maggio 2019

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