Ci sono giorni in cui mi stupisco: scopro aspetti che erano sotto i miei occhi e che non vedevo. Forse tutti noi abbiamo una cecità selettiva rispetto a quello che è sotto il nostro sguardo. Non lo vediamo perché è troppo vicino oppure siamo talmente identificati con quell’aspetto che non abbiamo la distanza minima necessaria per vederlo.

Così ho scoperto che non tendo ad addormentare il dolore che mi capita di provare. Ho una specie di coraggio specifico: lo affronto e lo guardo negli occhi senza troppa difficoltà. Il vero problema per me è l’incertezza e l’ho scoperto da poco.

Se si teme l’incertezza è chiaro che gli ultimi due anni sono stati sfidanti. L’inizio della pandemia ha richiesto flessibilità e tolleranza dell’incertezza. Un riorganizzare quotidiano la mia agenda, i miei progetti, la mia vita. Ma non è questo che mi ha fatto accorgere di come sono spaventata dall’incertezza. È stato quanto mi impegno per avere delle certezze che mi ha svegliata, come una bastonata del maestro zen. Perché darsi tanto da fare? Da cosa scappo? Cosa c’è dietro e quale ombra nasconde il sole? il numero crescente di coetanei che vanno in pensione, l’invecchiamento di mio marito, la bizzarra vecchiaia di mia madre, la consapevolezza di essere nell’ultima fase della vita, quando il raccolto è maturo e viene messo in cascina. È questo che mi rende incerta. Lo scorrere del tempo della vita che si apre su uno scenario totalmente nuovo e incontrollabile. Forse era altrettanto incontrollabile anche 10 anni fa ma io avevo idee chiare su cosa volevo fare. Avevo programmi che realizzavo. Adesso ogni programma si accompagna alla domanda se sarà davvero realizzabile perchè sono più consapevole del territorio incerto della vita. L’incertezza del mondo futuro diventa specchio dell’incerto sviluppo degli eventi.

Il pericolo non sta nel riconoscere l’incertezza. Anzi, me n’è derivato un senso insperato di possibilità finora ignote. Il pericolo sta nel cercare di darsi una fine nota. È questo il vero pericolo nell’incertezza: non tollerando la situazione, iniziare a prevedere un futuro “certo” e muoversi per realizzarlo. Sono le profezie che si auto-avverano i veri nemici. Imparare a stare sulle assi incerte dell’esperienza momento per momento è, forse, l’unico vero piano che oggi abbia senso. Forse non solo per me.

Avanzavo di asse in asse
un lento e cauto cammino
le stelle intorno al capo percepivo
intorno ai piedi il mare –

Nulla sapevo se non che il successivo
poteva essere il mio centimetro finale –
Questo mi dava quell’andatura incerta
che alcuni chiamano esperienza. Emily Dickinson

Pratica di mindfulness: Non sapere è la più grande intimità

© Nicoletta Cinotti 2022 La serata di presentazione gratuita dei protocolli mindfulness

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