I bambù sono piante particolari. Crescono esili verso il cielo. Il loro tronco è vuoto e non diventa mai tanto più grande di diametro. Quando crescono molte delle loro energie vanno verso l’allungarsi più che verso l’irrobustirsi. Non crescono mai da soli. Amano stare in famiglie e formano – abbastanza velocemente – dei piccoli boschi. La cosa più singolare è che fioriscono raramente, molto raramente, tanto che in Giappone per dire che una persona è molto vecchia si dice che ha visto due fioriture di bambù.

Il vero mistero però è come avviene la loro fioritura: fioriscono contemporaneamente in varie parti del mondo. Non contano sulla loro fioritura per diffondersi. Quello avviene facendo crescere germogli attorno a sè e formando quei gruppi fitti di piante che siamo abituati a vedere. La loro fioritura è rara anche perché è uno sforzo così grande che, dopo aver fiorito e aver prodotto un seme, la pianta muore.

Così la fioritura – quello che noi consideriamo il massimo rigoglio – per questa e per altre piante è, in realtà il saluto.

Perché fiorisce se gli costa la vita? Perché non si accontenta di aver tante altre piante che gli fanno compagnia e che sono, a buon diritto, figlie sue visto che nascono da suoi germogli e uguali a lui? Proprio perché quelle piante sono esattamente uguali a lui (ammesso che il bambù abbia un sesso) mentre il seme porta la ricchezza genetica del cambiamento e della diversità. Le piante che cresceranno da quel seme saranno diverse dal genitore e non uguali come quelle germogliate che sono una sua estensione (narcisistica come direbbe la psicologa che è in me). Si sacrifica a fiorire per custodire la possibilità che la vita continui ma sia, nello stesso tempo, diversa. Mentre noi trattiamo la diversità come una minaccia il bambù la considera essenziale per la sopravvivenza. Mentre noi cerchiamo di nascondere, omettere, recludere le nostre parti diverse e omologarle, il bambù considera la diversità un valore a cui vale la pena dedicare la vita.

Vorrei che la mia vita fosse come quella del bambù: capace di nutrire qualcosa di diverso da me. Capace di concludere con una fioritura. Capace di diversificare anziché di clonarmi. Consapevole che accettare la diversità non è solo inclusione: è vita.

Si può vivere senza mangiare carne, ma non si può fare a meno del bambù. Su Shih Poeta cinese dell’XI secolo d.c.

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© Nicoletta Cinotti 2020 Reparenting ourselves

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