Ovvero cosa succede quando l’amore cambia forma

Se c’è una parola abusata credo che questa sia la parola amore. Dovremmo fare una dieta di astinenza dall’uso e trovarne un sostituto ma non sarebbe possibile fare una dieta da questo sentimento che disegna tutta la nostra vita.

È come e quanto siamo stati amati che definisce la forza del nostro carattere e la nostra resilienza. Come e quanto amiamo che definisce la felicità della nostra vita. Ma di quale amore stiamo parlando? Perché il primo punto è proprio questo: esistono tante forme dell’amore. Oppure potremmo dire che l’amore prende molte forme.

I greci usavano più parole

In greco, saggiamente, l’amore ha più parole per essere definito. C’è eros, l’amore che unisce due partner, c’è agape, l’amore universale, c’è philos l’amore che proviamo nelle amicizie e nelle passioni spirituali e storge, l’amore dei vincoli familiari. Siccome sono appassionati i greci hanno anche una definizione per l’amore corrisposto – Anteros – ma non mi risulta che abbiano un nome per l’amore non corrisposto (che è uno dei grandi problemi dell’amore).

L’amore di cui parlerò oggi è eros. Almeno partiamo da qualche parte. Ma non sono sicura che poi rimarrò a parlare di eros per tutto l’articolo. Tutti sperimentiamo come le nostre relazioni affettive abbiano diverse fasi e mutevoli sfaccettature di sentimento e di come l’amore, con il tempo, cambi e si trasformi. A volte diventa amicizia e, a volte, profonda inimicizia. In ogni caso l’amore è come il pane: andrebbe fatto e rifatto ogni giorno perché se lo lasciamo lì non è detto che migliori.

La morte di un amore è come la morte d’una persona amata. Lascia lo stesso strazio, lo stesso vuoto, lo stesso rifiuto di rassegnarti a quel vuoto. Perfino se l’hai attesa, causata, voluta per autodifesa o buonsenso o bisogno di libertà, quando arriva ti senti invalido. Oriana Fallaci

Partiamo dall’inizio

Com’è che finiamo per innamorarci di qualcuno? Spesso l’amore inizia con una attrazione fisica, più o meno travolgente. L’aspetto erotico è una porta d’ingresso in molte relazioni ma non garantisce sempre una lunga vita felice. Una ricerca citata da Barbara Fredrickson nel suo Love 2.0 – uno studio longitudinale su un campione decisamente numeroso di coppie – dimostrava che dopo 10 anni le coppie che avevano iniziato una relazione basata su forti sentimenti di attrazione, avevano percentualmente una probabilità molto più alta di essere divorziati. Perché? Perché il desiderio sessuale offusca le caratteristiche di personalità del partner. Lo riteniamo desiderabile sulla base del desiderio sessuale che ci suscita e del piacere che ci dà ma non valutiamo se il suo carattere, i suoi gusti, il suo stile di vita è adatto a noi. E, finita l’attrazione sessuale (che ahimè sembra decadere dopo circa 2 anni), iniziano i guai. È il momento in cui dovremmo passare dall’innamoramento all’amore ma se i nostri caratteri sono troppo diversi è anche il momento in cui iniziamo a fare di tutto per trasformare l’altro nella persona che avremmo desiderato che fosse, con pessimi risultati.

Così, prosegue Barbara Fredrickson, se volete essere sicuri di aver incontrato l’altra metà della mela, andate in canoa insieme, a teatro insieme, o fate una qualunque delle attività che richiedono collaborazione e cooperazione e scoprirete molto meglio se siete fatti l’uno per l’altro. Perché, seduti al ristorante uno di fronte all’altro a lume di candela, siamo tutti bravi ma abbiamo bisogno di passare dalla teoria alla pratica per capire se siamo una coppia destinata a durare.

Bisogna imparare ad amare, imparare a essere buoni, e ciò fin dalla giovinezza; se l’educazione e il caso non ci offrono alcuna occasione di esercitare questi sentimenti, la nostra anima diventa arida e perfino disadatta a comprendere quelle delicate invenzioni degli uomini amorevoli. Friederich Nietzsche Umano troppo umano

Gli ingredienti dell’amore

Questo accade perché qualsiasi amore ha molti ingredienti. Contiene parti di amicizia e solidarietà, condivisione d’interessi e passione: il solo erotismo alla lunga rischia di diventare un ingrediente sterile. In ogni caso anche l’erotismo va coltivato. E si coltiva proprio con le qualità che stanno all’inizio di una relazione: incertezza e senso della curiosità. Distanza e vicinanza. Intimità e profondità insieme. Qualità che vanno coltivate perché niente più dell’erotismo soffre di essere messo in stand by. E la tendenza a mettere le cose in stand by è molto forte in una relazione. Così, se per esempio nascono figli oppure se siamo in un momento di grande crescita professionale, o abbiamo qualcuno di anziano di cui ci dobbiamo occupare, è facile che la parte erotica della relazione passi in secondo piano. Molto facile ma è una pessima idea perché il corpo ha una memoria diversa da quella della mente.

Per quanto la cosa possa apparirci incomprensibile a noi uomini 2.0 la sessualità è, filogeneticamente, un optional. Solo in condizioni di sicurezza e stabilità valeva la pena riprodursi e mettersi in quella estrema condizione di vulnerabiità che è il sesso. Per cui se siamo “in pericolo”, reale o immaginario, il nostro desiderio sessuale diventa ondivago. Purtroppo il corpo patisce molto l’assenza. Non possiamo mettere in stand by l’intimità sessuale e poi tornare indietro come se nulla fosse. Perché per il corpo potrebbe non riaccendersi il desiderio e potrebbe considerare estraneo un partner che conosciamo da tempo. Influisce molto la valutazione che diamo all’assenza: ci sono ragioni che tolleriamo meglio e altre che non tolleriamo affatto ma c’è sempre un elemento imperscrutabile nel corpo. Il corpo dice no quando vuole lui e non quando vogliamo noi. Se un cibo ci appetisce bene ma se non lo desideriamo forzarci a mangiarlo non è affatto piacevole. E potrebbe non essere possibile.

La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori. Non è fatta solo di grandi cose, come lo studio, l’amore, i matrimoni, i funerali. Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle a mente né a contarle, e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l’anima respira e grazie alla quale vive. Banana Yoshimoto

Filos

Anche l’amicizia – che per alcune persone è la conseguenza inevitabile dell’amore – è un sentimento importante, da usare con cautela. Perché può portarci verso una relazione tra fratelli, tra amici e contribuire a realizzare quella separazione che c’è nella nostra vita tra sesso e cuore e tra intimità affettiva e intimità sessuale. Perché, a dire la verità, questi aspetti che dovrebbero essere uniti – ossia sesso e cuore – sono separati molto frequentemente. Così possiamo avere il cuore che va da una parte e la sessualità che va in una direzione diversa e contraddittoria. Quello che riteniamo naturale richiede comunque cura. Anche la sessualità.

Il movimento della sessualità e quello dell’affetto

La sessualità si nutre della paura della perdita. Ha bisogno di sentire la distanza per poter guardare alla vicinanza. L’affetto invece non tollera troppa distanza. Si nutre della vicinanza, dell’intimità e hanno, fortunatamente, tutte e due un elemento che le unisce che è il contatto e il bisogno di un contatto.

Il contatto è un atto pieno di declinazioni. Non è solo nel momento in cui c’è contatto: fa parte del contatto anche il momento in cui il contatto non c’è e desideriamo che ci sia. In questo senso coltivare una sensibilità al contatto è qualcosa che può unire l’aspetto erotico e quello affettivo. Proviamo a declinare qualche sfumatura del contatto. Non a disegnare una mappa ma a mettere qualche elemento del territorio

  1. L’esperienza fondamentale della consapevolezza è il contatto e la coscienza che sorge da questo contatto.
  2. Il contatto fa sorgere una sensazione eccitatoria (che può essere emotiva e/o sessuale) ma se l’eccitazione non è sostenibile dalle nostre difese produrrà ansia.
  3. Le emozioni si nutrono di contatto e l’assenza di contatto può farle deteriorare. Inoltre il contatto suscita memorie emotive corporee.
  4. L’effetto di tutte le nostre difese è quello di diminuire il contatto tra noi e il mondo. La vera sfida è tornare in contatto, oltre le nostre difese. Spesso questo avviene nelle prime fasi dell’innamoramento. L’innamoramento svela chi saremmo senza le nostre difese.
  5. Se non tolleriamo un contatto autentico cerchiamo un contatto sostitutivo.
  6. Più tendiamo a distaccarci dall’esperienza e più perdiamo contatto con noi stessi. Staccarsi dall’esperienza significa, inevitabilmente, anche diminuire lo spazio della consapevolezza. Questa è una delle ragioni dell’incomprensione all’interno delle relazioni. L’altro vede di noi cose che noi non vediamo.
  7. Contatto e intimità – al di là di tutto – sono strumenti di conoscenza. Senza contatto non c’è intimità e senza intimità con l’esperienza non c’è conoscenza.
  8. Il contatto può suscitare emozioni difficili come la vergogna. Emozioni che attivano il ritiro. Nessun  contatto è continuo: è piuttosto un ondeggiare tra vicinanza e lontananza. Come rispondiamo a questi due movimenti – o micro – movimenti – qualifica la felicità delle nostre relazioni.

Calmando l’agitazione della mente possiamo ascoltare il suono dell’anima. Alexander Lowen 

Concludendo

Sarebbe bello avere, adesso, delle traiettorie. Invece i punti del territorio che ho disegnato sopra, in elenco, sono uniti diversamente per ognuno di noi. E in ognuno di noi disegnano una forma diversa. Per alcuni la vergogna domina, per altri domina il desiderio. Per alcuni domina il bisogno di vicinanza per latri la lontananza. È un po’ come quei disegni a puntini della settimana enigmistica. Lì basta seguire l’ordine numerico. Nel contatto è necessario sapere qual è il nostro ordine numerico: e, una volta trovato, abbiamo una formula da Nobel.

© Nicoletta Cinotti 2019

Milano. Amore e passione tra mindfulness e bioenergetica

 

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