Molti anni fa una clinica italiana, geniale, Mara Selvini Palazzolo, iniziò ad introdurre i paradossi nella cura dei suoi pazienti. La sua idea era semplice, contro-intuitiva e straordinariamente efficace: prescriveva alle famiglie che seguiva il sintomo che volevano eliminare. A volte lo prescriveva direttamente al paziente a volte a tutta la famiglia. La prescrizione del sintomo parte da una considerazione che è, per l’appunto, paradossale; solo se prescrivi a qualcuno di non cambiare, costui cambierà perché smetterà di alimentare la parte oppositiva che ognuno di noi ha dentro di sé. È quella che ci fa venire voglia di mangiare se siamo a dieta, voglia di fumare se abbiamo deciso di smettere. È quella che apparentemente rema contro le nostre decisioni e che in termine tecnico si chiama “resistenza” proprio perché resiste al cambiamento. Succede perché la nostra mente funziona per contrapposizione e quindi se rendi obbligatorio qualcosa inevitabilmente nutri anche la parte che si opporrà a quell’obbligo.

Quando nella mindfulness arriviamo alla prescrizione paradossale accadono due cose: la prima è la sorpresa. La seconda, per chi ha fiducia e aderisce alla prescrizione paradossale, è la scoperta che stai meglio e non sai perché. Nella mindfulness c’è una sola grande prescrizione paradossale: considerare con equanimità piacevole, spiacevole e neutro e interrompere l’allontanamento dall’esperienza che facciamo di fronte a quello che ci fa stare male. Quando qualcosa ci ferisce evitiamo le situazioni che possono far emergere quel dolore convinti che sia una buona soluzione. In realtà è una pessima idea eppure lo facciamo per evitare di sentire il dolore. Non ci rendiamo conto che facendo così alimentiamo le difficoltà. Siamo ancorati all’idea che evitare un dolore sia la cosa migliore del mondo e lo è se quel dolore non fosse già dentro la nostra vita. Ma è già dentro e chiuderlo nella stanza più lontana serve solo a farlo crescere a nostra insaputa.

L’altro paradosso è invertire la fiducia cieca che abbiamo nei pensieri per spostare una fiducia pratica e concreta nell’esperienza e nell’apprendimento che viene dall’esperienza. Non è più facile realizzare questo spostamento paradossale ma è altrettanto meraviglioso, perchè, come dice Jon Kabat-Zinn, “dovunque tu vada ci sei già”. Oppure, semplicemente, permettiamo quello che non ha bisogno di permesso perché è già presente nella nostra vita e vedremo svelarsi prospettive nuove

Un buon modo di interrompere le nostre occupazioni è passare per un momento alla «modalità dell’essere». Consideratevi un testimone eterno, al di fuori del tempo. Valutate semplicemente questo momento, senza tentare affatto di cambiarlo. Cosa sta accadendo? Cosa provate? Cosa vedete? Cosa sentite? Kabat-Zinn, Jon. Dovunque tu vada, ci sei già 

Pratica di mindfulness: Permettere

© Nicoletta Cinotti 2021 Il protocollo MBSR edizione online

 

 

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