Sappiamo bene, più o meno tutti per esperienza personale, che le cose non sempre sono come appaiono, eppure la forza delle apparenze è attrattiva oltre quello che potremmo pensare. Ci spinge a fare cose che non vorremmo davvero fare. Ci seduce e altera la nostra motivazione per una ragione che è, nella sostanza, una ragione di avidità.

Siamo avidi di sicurezza e la forza delle apparenze nutre proprio questa avidità. Ci sembra che mostri e renda accessibile proprio quello che desideriamo e anche quello che non sapevamo di desiderare. Perché molto spesso le apparenze suscitano il desiderio, lo inducono e ci ammaliano. Alla fine ci sembra proprio di volere quello che è così ben presentato. E questo è vero non solo per gli oggetti ben esposti nei negozi. Molte relazioni nascono sulla base dell’attrazione. A volte ci attrae il senso di sicurezza, a volte la bellezza, a volte l’intelligenza. Così “compriamo” e magnifichiamo dentro di noi quell’acquisto, dimenticandoci di guardare perché l’abbiamo “comprato”. Credo che in genere lo compriamo perché siamo alla ricerca di qualcosa che colmi il nostro senso di insicurezza. Cerchiamo qualcosa che ci faccia sentire al riparo, protetti, resi più forti da uno scudo, lo scudo della relazione. Ci sono luoghi dove non entriamo volentieri da soli e tantomeno da sole.

Oggi capisco che la forza delle apparenze non mi ha mai dato davvero sostegno, che alla lunga si è rivelata un’illusione, proprio un’illusione di sicurezza. Che forse avrei solo avuto bisogno di domandarmi perché cercavo un rafforzativo, un ricostituente e trovarlo invece che fuori, dentro. Forse avrei semplicemente potuto scegliere di accettare che l’insicurezza è parte, inevitabile, del processo della forza. L’insicurezza è un prezioso allenamento del cuore all’arte della perdita. L’unica arte che, alla fine, ci fa vincere qualcosa.

Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno. Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. (…) Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore. Antonio Gramsci, articolo pubblico un capodanno, su L’Aventi

Pratica di mindfulness: Famiglie interiori

© Nicoletta Cinotti 2021 Il protocollo MBCT edizione online in partenza il 13 Ottobre

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