Siamo molto abituati a ragionare per problemi e, quindi per soluzioni. Se c’è un problema infatti, crediamo che debba esserci anche una soluzione e che la soluzione si debba cercare – e trovare – percorrendo la linea retta, il percorso più semplice, la relazione causa – effetto. Cos’è che mi fa star male (effetto)? Questo!(causa). La soluzione è semplice: basta modificare la causa.

E qui iniziano i guai. Perchè:

  • non tutte le cause sono modificabili;
  • non tutto viene da una sola causa;
  • a volte non sappiamo quale sia la causa, l’origine del problema;
  • spesso la parola causa nasconde un nome proprio (Marito, figlio, figlia, partner, moglie) e provare a cambiarli non è proprio un gioco da ragazzi;
  • abbiamo già provato a cambiare e non ci siamo riusciti.

Solo a guardare questo elenco possiamo capire facilmente come la strada delle soluzioni sia…piena di problemi! E come quanto spesso il nostro non riuscire a risolvere qualcosa si accompagni ad una voce interiore autocritica e umiliante. In realtà è più la frustrazione che la soddisfazione quella che incontriamo quando decidiamo di percorrere la strada delle soluzioni. Allora perchè insistere? Perchè ci fa credere di essere forti: perchè siamo convinti che lottare sia la strada migliore. Perchè crediamo di essere dei combattenti (o delle vittime che è ancora peggio!)

Così, quando incontriamo la mindfulness viene quasi spontaneo, all’inizio, considerarla una soluzione. Poi, gradualmente, ti rendi conto che non è una soluzione: è una apertura (hai seguito la meditazione live di ieri? Parlavo proprio di questo!). Non cerca mai una sola causa ma esplora quello che succede nel corpo, nel cuore e nella mente. Prova a mettere in relazione questi tre aspetti e poi rivolge una consapevolezza aperta all’esterno e a come rispondiamo all’esterno. Niente pensiero lineare quindi, piuttosto, una mappa dell’esperienza. Che ci restituisce quella spaziosità che il pensiero lineare non possiede. Il pensiero lineare possiede la velocità ed è meraviglioso per molte cose (per esempio per la meccanica) ma non tanto per il mondo emotivo.

E poi non si affida alle soluzioni ma a quelle luminose intuizioni che vengono dalla pratica (ne parlerò nel post di domani!). È così che coltiviamo l’accettazione.

È per questo che il ritiro di settembre sarà dedicato all’accettazione radicale: perchè è la base del cambiamento. È la base per una psicoterapia contemplativa e per una cura auto-regolata.

Così oggi facciamo qualcosa di aperto per i nostri problemi: non cerchiamo la soluzione ma apriamo la consapevolezza. È un nuovo file audio quello che ti aspetta.

Quando riconosciamo che la nostra voce ansiosa e auto-umiliante cerca solo di evitare il ripetersi di situazioni dolorose, possiamo guadagnare più accettazione, compassione e apprezzamento per noi stessi e per il nostro cercare di rimanere vivi e al sicuro. Friedmann Schaub

Pratica di mindfulness: La consapevolezza del corpo

© Nicoletta Cinotti 2017 Verso un’accettazione radicale   Foto di © Ev@ 😉

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