Ci sono cose che ci fanno arrabbiare. Altre che ci fanno tristezza. Poniamo rimedio diversamente a queste cose. In alcuni casi esprimiamo la rabbia e la tristezza. In altri casi rimane dentro di noi.

Poi c’è una situazione strana che è un misto tra queste due emozioni. Nasce dalla sensazione che potremmo essere felici se solo il mondo fosse come lo vogliamo.

Se solo le cose andassero come pensiamo noi, tutto sarebbe perfetto. L’aria pulita, i fiumi limpidi, cesserebbero le guerre e ci sarebbe pace tra gli uomini. Invece qualcuno si diverte a fare di testa sua. A non seguire i nostri consigli. A non esaudire le nostre richieste. E scoppia in noi quel sentimento intenso e persistente della frustrazione. Ci rende ciechi della bellezza dei fiumi. Sordi della bellezza dei suoni. Tutto diventa oscuro perchè qualcosa o qualcuno si permette di frustrare i nostri desideri. È un dolore tanto atroce quanto impotente perchè nasce dal fatto che non possiamo controllare il mondo. Non possiamo controllare gli altri. Siamo convinti che la ragione della nostra infelicità (e felicità) sia totalmente fuori dal nostro controllo. Che non possa esistere – per noi – felicità fuori dal fatto che gli altri siano come vogliamo.

Uscire dalla logica della frustrazione è indispensabile. Provarla – qualche volta o spesso – è inevitabile. Nasce dal re bambino che siede dentro di noi. Quello convinto che il mondo sarebbe stato ai suoi piedi e non si rassegna alla constatazione che non è cosi. E protesta con quel misto di rabbia e tristezza che risuona di echi di disperazione. Il dolore che la frustrazione provoca è grande e profondo. Tanto quanto assurdo. Non permettiamo al nostro re bambino di diventare un tiranno. Non permettiamogli di cancellare quella dolcezza che nasce dalla comprensione  che anche gli altri hanno diritto a sbagliare, a non capire, a non potere o sapere fare diversamente. Restituiamo al nostre re bambino il piacere della relazione. Quella in cui siamo pari e ognuno responsabile della propria felicità.
La frustrazione produce una crisi: prendiamola come un’occasione per crescere.

Una crisi personale ha luogo solo quando un aspetto di rigidità della personalità è sottoposto ad una grossa tensione. È dunque un pericolo ma anche una occasione per eliminare la tensione e crescere. Alexander Lowen

Pratica di mindfulness: Meditazione su corpo, respiro, pensieri, suoni

© Nicoletta Cinotti 2017 Le relazioni e il corpo  Foto di ©sarmax

 

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