Mi son accorta di uno strano fenomeno: quando ricevo dei complimenti vado in confusione. Vedo che non è una reazione insolita, mi sembra che accada a molte persone. Sale un’onda di piacere, il sollievo di sentirsi riconosciuti e assale una tentazione, sottile ma insistente: compiacere l’interlocutore. Fare qualcosa per lui o per lei.

E’ una forma di dipendenza, quella dall’approvazione altrui, piuttosto subdola: da una parte abbiamo bisogno di legami, di sostegno, di una rete di relazione. Un atteggiamento di arroccamento narcisistico non sarebbe certo più sano. Dall’altra, quel cedere alla ricerca di approvazione è l’altro aspetto del seguire standard severi di prestazione: in entrambi i casi sacrifichiamo noi stessi a qualcosa d’esterno inseguendo una illusione di felicità.

Così accorgendomene ho potuto riconoscere i segni di questa confusione – di quello che viene chiamato dharma mondano – il piacere, l’imbarazzo, la gratitudine e poi la compiacenza e tutto il mutare delle sensazioni fisiche connesse.

Ecco per fermare questo circo – e soprattutto per uscire dalla ruota del criceto – vorrei dire che sono grata. Solo la gratitudine libera dalla compiacenza.

La gratitudine: quel complesso intreccio di amore, legame e libertà.

Non sono una donna addomesticabile. Alda Merini

Pratica di mindfulness: La consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2015 Mindfulness e bioenergetica

Foto di ©pulviscolo e©ssibilla

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