Essendo poco propensa al crimine non ho mai avuto molta paura della legge ma, fin da piccola, ho temuto la legge del contrappasso. Forse la ricorderai da Dante (ah quante celebrazioni per quel toscanaccio in quest’anno!): è la legge della vita che punisce con il contrario della colpa, quella che condanna i golosi a mangiar fango, gli ignavi ad essere continuamente punzecchiati da insetti. Oppure per analogia, quella che condanna i lussuriosi ad essere sempre trascinati da una tempesta. Non l’ha inventata Dante la legge del contrappasso però io l’ho imparata dalle sue parole e di tutte mi è sempre sembrata la legge più crudele e anche più stranamente applicata. Se la legge dello stato trova inganni, mi è sempre parso che la legge del contrappasso sia una specie di vendetta che si realizza facendoti vedere, improvvisamente, l’altra faccia della medaglia, in una sorta di rispecchiamento anagrafico.

La prima legge del contrappasso è quella dell’età. Da giovane guardi i grandi con stupore e ti domandi come fanno a sostenere la loro vecchiezza. Mi ricordo bene di quando adolescente consideravo un quarantenne ormai finito. Oggi sorrido e mi trattengo dal definire giovane chi ha quarant’anni perché mi sembra offensivo: a quarant’anni sei un adulto fatto e finito (certamente ancora molto giovane eh). La legge del contrappasso non vale solo rispetto all’età – dove peraltro è davvero sfacciata – vale anche nell’amore: se lasci prima o poi verrai anche lasciata e sentirai l’altra faccia della medaglia. Se tradisci prima o poi verrai tradita e così via.

Mi sono domandata se nella legge del contrappasso c’è una specie di vendetta divina e sono arrivata alla conclusione che no, che siamo noi che, sentendoci in colpa, prima o poi ci infiliamo a sperimentare il rovescio della medaglia. Così, con animo più leggero, (si fa per dire perché il peso specifico dell’argomento supera di gran lunga quello del piombo) sono arrivata alla conclusione che, se non ci fosse il senso di colpa, non ci sarebbe nemmeno la legge del contrappasso. Adesso non so dirti se è più facile liberarsi dal senso di colpa ma ti invito a fare attenzione quando lo provi perché fra tante mi sembra una delle emozioni più nocive, proprio perchè è la prima delle emozioni che realizzano un attacco contro noi stessi. Il senso di colpa è già una realizzazione della legge del contrappasso: quindi occhio, non applicare il senso di colpa indiscriminatamente alla tua vita. Fa più danno della grandine e più danno della paura. Quando ti senti in colpa fai un bel respiro e lascia andare: non è miracoloso ma aiuta a non far entrare in azione la legge del contrappasso. poi, se proprio vuoi sentirti più sicura o sicuro, fai la pratica di Metta. Poi mi fermo qui perché scadrei nel consigliarti il peperoncino e l’aglio e si sa le streghe non fecero mai una bella fine!

Il fatto è che il senso della colpa, lungi dal condurre verso una vita buona, ha l’effetto opposto. Rende un uomo infelice e fa sì che egli si senta inferiore agli altri. Essendo infelice, è probabile che egli accampi sugli altri diritti eccessivi e che gli impediscono di gustare la felicità nei rapporti personali. Sentendosi inferiore, nutrirà del rancore verso coloro che gli appaiono superiori. Per lui l’ammirazione sarà difficile, e facile l’invidia.Bertrand Russel, La conquista della felicità

Pratica di mindfulness: Lasciar andare

© Nicoletta Cinotti 2021 Mindfulness ed emozioni

Photo by Ryszard Paprzycki on Unsplash

 

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