Non so se i bambini scrivono ancora la letterina di Natale. Quella che mettevo tra il piatto fondo e quello piano. Oppure, quando ero proprio impaziente, direttamente sul piatto dell’antipasto. Per vedere subito l’effetto che faceva a mio papà. La scrivevo a lui e lui estendeva il contenuto a mia mamma. Chissà se ha mai capito che avevo una cotta per lui.

La vera lotta era farla personale: vincere la tendenza della maestra a renderla banale. Aggirare la fatidica frase “prometto che sarò più buona” che cercavo sempre di presentare con qualche variante. Alcune comiche “sembro cattiva a volte ma lo faccio per non farti annoiare”; altre lacrimose “quando sono tanto triste divento disubbidiente”. In realtà me le cancellava sempre e allora le dicevo a voce.

Questa volta la letterina di Natale la scrivo a te, che mi stai leggendo in questo momento. Quando mi metto al computer penso sempre al tuo viso, alla tua vita, a come stai e a come stanno andando le cose. Così, anche se non sempre ti conosco, io parlo sempre a qualcuno che mi è caro e conosciuto. Come te.

Non potrei scrivere anonimamente senza che la tua vita si intrecciasse con la mia. A volte mi rispondi mandandomi una mail, altre volte ci incontriamo davvero e ci guardiamo, veloci o calmi non importa, negli occhi. E tutto prende un calore che poi finisce nelle parole che scrivo. Che sono pagine delle riflessioni nate dall’incontro reale con persone reali. Che ogni giorno mi toccano e, silenziosamente, mi trasformano.

Non ti dirò che diventerò più buona: il mio impegno è quello di essere autentica e di mostrare con dignità graffi e colori, alcuni luminosi e altri scuri. Non ti dirò che diventerò più buona perchè vorrei augurarti e augurarmi una vita in cui gli errori sono solo sfumature di apprendimento e il tempo una linea con imprevedibili variazioni. Vorrei augurarti il miracolo di Natale: quello che – in un momento – ci fa cogliere la pienezza del presente. E ringraziarti perchè scriverti, ogni mattina, ha reso la mia vita più ricca. E felice.

Ho sentito dire come al cantare del gallo, gli spiriti vaganti nel mare, nel fuoco e nella terra, ritornano di gran lena ai loro nascondigli. Alcuni dicono che durante il Natale il gallo canti senza sosta, e per questo motivo gli spiriti non posso girovagare, le notti sono salubri e le fate non possono fare incantesimi, né le streghe possono fare fatture, tanto quel tempo è santo e colmo di grazia.

Dall’Amleto William Shakespeare

Pratica di Mindfulness: La pratica della gentilezza (Meditazione live)

© Nicoletta Cinotti 2016 Foto di ©Hic et illic

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