Malgrado ormai sia noto e stra-noto che la comunicazione è per l’80% non verbale e per il 20% verbale facciamo ancora fatica ad entrare nella consapevolezza degli aspetti non verbali della comunicazione. Eppure sono quelli che alimentano un clima conflittuale. Gli aspetti non verbali sono la punteggiatura della comunicazione e, come tutta la punteggiatura, restituiscono il significato di quello che scriviamo, di quello che diciamo. A volte faccio un esempio per descriverlo, prendendo tre parole: assoluzione impossibile condannare. Queste tre parole, cambiando punteggiatura, hanno un contenuto molto diverso. Assoluzione, impossibile condannare è molto diverso da assoluzione impossibile, condannare. La nostra comunicazione non verbale ha la stessa funzione delle virgole e molti malintesi nascono proprio da questo: dal dare troppo valore al contenuto ritenendolo una verità non discutile e dal dare poco valore alla comunicazione non verbale, ritenendola accessoria.

Così vorrei elencare alcuni elementi semplici di buona comunicazione non verbale:

  • una risposta non contingente – ossia che arriva in ritardo – rischia di essere fraintesa e/o percepita come ostile;
  • una modalità evitante – rimandare di affrontare l’argomento – confonde il significato della comunicazione. Si tende a rimanere ancorati all’evitamento immaginando scenari negativi;
  • una comunicazione senza contatto visivo ha più probabilità di essere fraintesa (meglio parlare direttamente di un argomento difficile che scrivere una mail);
  • rimanere rigidamente arroccati al contenuto rischia di aumentare il conflitto.

Che cosa, allora, facilita la comunicazione non verbale e, in generale, la comunicazione? Per quanto possa sembrare un po’ paradossale per ascoltare bisogna tollerare l’idea di non sapere: solo così si ascolta davvero. E per non sapere bisogna avere la mente sgombra, libera dall’idea di sapere già cosa ci dirà il nostro interlocutore. La comunicazione non verbale parla di quello che abbiamo già in mente: così, se non vuoi parlare senza conoscere la tua punteggiatura, chiarire a te stesso che cosa credi di sapere già è un buon punto di partenza. E quando lo sai, mettilo da parte: probabilmente l’altro ha una verità diversa da raccontarti!

Quando alziamo le nostre barriere difensive, blocchiamo il flusso di informazioni che possiamo ricevere dall’ambiente e le sostituiamo con le nostre proiezioni, paure, reazioni e narrazioni. Susan Gillis Chapman

Pratica di mindfulness: Self compassion breathing

© Nicoletta Cinotti 2019 Il protocollo MBSR

Photo by Scott Webb on Unsplash

 

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