Questa è una settimana di saluti, in cui concludo diverse attività. Dovrei essere abituata ai saluti che sono ginnastica quasi quotidiana per chi fa il mio lavoro. Un lavoro paradossale in cui il saluto è il segno che tutto è andato bene (qualche volta ci si saluta perchè è andata male ma, fortunatamente, è molto meno frequente). Eppure non mi abituo. Ogni volta è una stretta e un sussulto quello che accompagna il saluto. Questa volta una stretta doppia perchè questo saluto è anche un punto di svolta. Ci salutiamo dopo aver attraversato la tempesta e non sappiamo nulla rispetto al futuro. Forse tutto riprenderà come prima, forse niente continuerà come prima. Io ho un saluto importante da fare: devo salutare un luogo e, dentro di me, una persona. Mastro Covid è passato e ha pensato di lasciarmi questo compito. Compito arduo e democratico insieme. Compito che condivido con moltissime altre persone in questo momento. Il Covid è stato un grande setacciatore che ha costretto a misurarsi con la perdita come mai avevamo fatto prima, su scala globale.

Guardo dentro di me e di fronte a questo saluto trovo un velo, un diaframma, che mi separa dal sentire pienamente l’emozione del saluto. Come se avessi paura di affogarci dentro, galleggio. Galleggio nei giorni, in superficie. Aspetto il momento per navigare in profondità. Il momento solitario della profondità.

In questo galleggiare mi stupisco delle reazioni altrui. Le guardo come se fossero un po’ incomprensibili: non possono esserci proteste di fronte alla perdita. Non per me. La perdita mi mette il silenzio addosso. Forse, mi sono detta, questo è il lutto: un grande silenzio. Ho bisogno di tempo per sapere cosa dire e cosa fare rispetto a questa perdita, rispetto a questo saluto. Quando saprò cosa dire sarà ormai passato così tanto tempo che potrò guardarmi indietro e sapere che anche questo è un pezzo di storia.

Le proteste forse sono più vitali ma me ne manca la ragione: ho  troppa fiducia nella generosità della vita per protestare per un saluto. Per battere i piedi di fronte a una svolta. Saluto e, improvvisamente, e il mondo mi sembra grandissimo. E io piccolissima. Oppure, forse, sono semplicemente sola davanti alla dimensione delle cose.

Pratica di mindfulness: Radicarsi nel presente

© Nicoletta Cinotti 2020 Reparenting ourselves

 

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