Da qualche tempo – dopo un meraviglioso post di Luisa Carrada – ho iniziato a riflettere sugli ostacoli alla divulgazione scientifica. In parte perchè la pandemia ci ha mostrato quante false convinzioni regolano i nostri comportamenti, in parte perchè, come persona che scrive di psicologia, non è affatto un argomento secondario. Spesso mi rendo conto che, senza volere, dò per scontate cose che non sono affatto scontate e che fanno parte, per l’appunto, della cosiddetta “maledizione della conoscenza” ossia della convinzione che tutti sappiano più o meno quello che sai tu e quindi parli senza essere sicura di essere chiara e comprensibile.

La radice di questo problema è nella nostra mente, sempre un po’ troppo egocentrica e ego-riferita (e gli algoritmi dei social in questo non aiutano perché ci mostrano per prima quello che sanno essere di nostro interesse). Un esempio semplice di questo atteggiamento è provare a “suonare”, tamburellando, qualche motivo molto conosciuto come “ambarabà cicci coccò” oppure “Jungle bells”o l’inno di Mameli. Per suonarlo tamburellando le dita sul tavolo, dovremo canticchiarlo nella mente e daremo per scontato che venga compreso proprio perché noi ” lo abbiamo in testa” ma, invece, per chi non sa cosa stiamo canticchiando ma sente solo tamburellare, sarà molto difficile indovinare: provare per credere. Ecco la maledizione della conoscenza è questa cosa qui. Ieri però ho raggiunto il peggio del peggio.

Mi alzo, piove, mi metto a lavorare al computer dove sto cercando di dare struttura ad un’idea che riguarda – guarda caso – meditazione e scrittura. Lavoro senza sentire nulla per ore. Poi il cellulare lampeggia una notifica: un tweet di Luisa Carrada – sempre lei – che parla dell’uscita del mio ultimo libro “Meditazione e scrittura” per la Collana Quaderni di meditazione. Ero talmente immersa in quel tema da non accorgermi che era uscito il libro! Poi me ne sono accorta, eccome se me ne sono accorta… Anche per il numero di persone che, colpite anche loro dalla maledizione della conoscenza, scrivevano “il libro non c’è” perchè non l’avevano trovato come e dove se l’aspettavano. Anziché dire “nell’edicola sotto casa non l’avevo ordinato e quindi non l’ho trovato” oppure dire “non credevo che andasse ordinato” facevano della loro esperienza un dato assoluto: se non l’ho trovato io vuol dire che non c’è….Nessun problema: funzioniamo tutti così: si chiama generalizzazione dell’esperienza personale. Prendiamo un episodio e ne facciamo una legge generale valida per tutti dando però una informazione che non è esauriente.

Ma perché ti scrivo tutto questo? Perché vorrei darti tre ragioni per cui non lo dovresti ordinare e comprare:

  • la prima ragione è perché meditazione e scrittura insieme è un argomento nuovo. In Italia nuovissimo e quindi già questa è una specie di maledizione: con chi potresti condividere questa scoperta?
  • la seconda ragione è perché offre uno strumento alla portata di tutti ma che richiede un po’ di impegno. E chi ha voglia di impegnarsi?
  • la terza ragione è perché devi ordinarlo in edicola o online e non ti viene recapitato a casa dal postino con l’efficace consegna Amazon. Insomma bisogna proprio volerlo questo librino (meraviglioso)

Detto questo perchè io mi ostino ad occuparmi di una cosa tanto delicata come l’effetto che le parole hanno sul nostro modo di stare al mondo e della possibilità che la scrittura renda più profonda la meditazione? Perché non ho scelto di occuparmi di qualcosa di più conosciuto, ampio, generale? Perchè il linguaggio occupa la mia ricerca da più di 20 anni e non ho ancora deciso di smettere? (peraltro se vuoi girare la risposta a queste domande anche alla mia famiglia te ne sarà enormemente grata)

Per tre ragioni:

  • perché tutti noi abbiamo bisogno di parlare e soprattutto abbiamo bisogno di esprimerci e se lo facciamo bene è meglio.
  • perché ho visto molte volte quanto le parole feriscono e come possono guarire. Ho visto persone rimanere aggrappate ad una parola per uscire dal buio, proprio come se fosse una lanterna.
  • perchè le parole realizzano quella condizione nascosta, incerta e preziosa che porta al cambiamento.

Tutto qui: adesso fai un po’ come credi meglio. Nel frattempo continuerò ad immergermi in questo argomento come se fosse le acque del Gange: trovo tanta spazzatura ma anche tanta, tantissima bellezza e benedizione! E continuerò a studiare e seguire la famiglia Carrada: adesso c’è anche Troppo nuovo! ossia come comunicare – bene –  cose che sono troppo nuove (come le mie!)

Troppo nuovo! è la Newsletter di Giovanni Carrada: propone storie di innovazioni che hanno avuto più successo – o meno successo – di quanto oggettivamente ne meritassero. Ed esplora le ragioni di questa differenza in più o in meno, perché è qui che si possono trovare le leve di una comunicazione più efficace.

Pratica del giorno: Dopo tutte queste parole ti regalo un lavoro corporeo riservato (perchè le parole nascono dal corpo). Clicca qui!

PS: La foto è di una fortunata lettrice milanese (AG) che l’ha trovato e non si sa bene perchè l’ha comprato subito:-)

© Nicoletta Cinotti 2020 Il protocollo di Mindfulness Interpersonale

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