Essendo una persona attiva corro spesso il rischio di fare troppo anziché troppo poco. Un rischio ereditario visto che mia madre è esattamente così: piuttosto un movimento in più che uno in meno. Per molte persone accade la stessa cosa, tanto che dividerei il mondo in due: quelli che fanno troppo e quelli che fanno troppo poco. Molto spesso queste due metà si accompagnano tra di loro e così gli attivi hanno relazioni con persone meno attive e viceversa.

La cosa che mi ha sempre colpito è stato rendermi conto che molte delle azioni sono superflue e che il mondo va avanti anche senza darsi quel gran daffare. Non solo: le persone che agiscono meno – quelle che producono “meno interferenze” – hanno anche un vantaggio secondario: suscitano meno conflitti. Così, benché rimanga difficile per me stare ferma, mi rendo conto che non interferire e lasciare che le cose avvengano senza spingerle in qualche direzione, contiene in sé una grande saggezza, la saggezza del permettere, la saggezza del divenire.

In fondo dietro all’agire c’è la convinzione narcisistica che senza il nostro contributo non accadrebbe nulla e non pensiamo mai che il nostro contributo potrebbe invece che facilitare costituire un ostacolo allo svolgimento naturale delle cose. Oggi, ogni volta che sento nascere l’impulso all’azione prendo uno spazio di respiro. Mi accorgo così quanto ansia e movimento siano le due facce della stessa medaglia: la medaglia della paura.

© Nicoletta Cinotti 2021 Il protocollo MBCT

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