Rientro a casa dopo qualche giorno. Apro la porta, riconosco la luce del corridoio, l’odore della casa. Il silenzio sonoro, con l’esterno in sottofondo. L’ordine delle cose che mi aspetta. Le spalle che scendono e il petto che si dilata mi ricorda la sensazione conosciuta dell’essere tornata a casa. Una parte di me ha in mente un piano. Ha sempre un piano: disfare la valigia, separare le cose sporche dalle cose pulite, sistemarle nell’armadio, preparare la lavatrice, guardare il deserto del frigo. Decidere se rovistare nella dispensa o mangiare fuori per prolungare la vacanza. Ma un’altra parte di me – la mente sensoriale – è tutta nel gustare l’attimo in cui sperimento la sensazione di arrivare.

La sensazione di arrivare è preziosa perché è rara. Arriviamo molte volte ma ce ne rendiamo conto raramente. Per accorgersene dobbiamo lasciar spazio alla mente sensoriale e ascoltare. La nostra mente narrativa, quella che ha un piano sempre pronto, ci spinge al dopo, al movimento successivo, come se volesse cancellare il presente. Mente sensoriale e mente narrativa cercano di darci il quadro della situazione. La mente sensoriale parla nell’ascolto, la mente narrativa parla nell’azione e nella sequenza. La prima dilata il tempo, la seconda aggiunge velocità al tempo vissuto. Spesso la mente narrativa prende il sopravvento, l’altra è delicata e le lascia spazio. Solo le emozioni intense le fanno prendere la scena. Eppure la base su cui si poggia la nostra esperienza di vita, le sue fondamenta, non sono in quella chiacchierona della nostra mente narrativa. Le basi sono nella nostra mente sensoriale. Quella che parla a bassa voce e che chiede di essere ascoltata.

È una mente poetica, associativa, non logica ma dotata di senso. È il senso delle cose quello che ci parla della nostra mente sensoriale. È il senso del tornare a casa. Un arrivare che può accadere in qualunque luogo e in qualunque momento. È quando entriamo dritti dritti nell’esperienza.

Ieri ho incontrato per caso una persona che conosco. Ci siamo guardate e abbiamo riso della casualità di quell’incontro. Anche quello era tornare a casa. Perché tornare a casa è riconoscere dove siamo. E sentirsi riconosciuti da quello che incontriamo.

C’è sempre qualcosa da ascoltare, anche se non è incluso nell’argomento di conversazione apparente. Gregory Kramer

Pratica di mindfulness: Ascoltare profondamente

© Nicoletta Cinotti 2019 Scrivere la mente

Photo by Nathan Fertig on Unsplash

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