La forza delle storie è potente per cui se dico “la mia famiglia”, vengono inevitabilmente a galla i ricordi mitici, le storie che si trasformano in leggende, i personaggi stravaganti e quelli sfortunati. Vengono fuori modi narrativi di entrare dentro la propria storia familiare. Siamo convinti che non ci siano altri modi perché ci abituiamo a un linguaggio e pensiamo che quello sia l’unico che esiste. Questo linguaggio narrativo tiene fuori la nostra esperienza soggettiva e utilizza dei criteri che corrispondono in parte alle sensazioni emotive che abbiamo vissuto. Quello che facciamo con la mindfulness è aggiungere una lingua, un linguaggio che non solo verbale ma anche esperenziale. Apriamo i limiti, cambiamo il concetto di confine, che diventa non tanto un modo per delimitare ma un modo per condividere con, uno scopo comune, fine. Così vorrei raccontarti la mia famiglia in un modo diverso da quello dei post precedenti, trasformandola in un’immagine. Ti invito a farlo anche tu: potresti così raccontare una storia completamente diversa o, meglio, vedere con occhi diversi una prospettiva che non avevi mai guardato. I due alberi nel cerchio siamo io e mio marito, gli altri alberi sono membri della nostra famiglia che non vivono con noi. Più il colore è scuro più sono grandi d’età, più l’albero è piccolo più sono lontani. Se sono vicini è perchè vivono insieme e chi non è ancora nato o nata ma in arrivo è rosa sfumato.

Come cambia la storia della tua famiglia se la racconti così, attraverso lo spazio e attraverso i colori? Prova a rispondere a queste domande: quante persone della mia famiglia vivono con me? Quanti vivono altrove? Quanto sono geograficamente vicini? quanti sono più giovani e quanti sono più vecchi di me?

  • Prova a disegnare la storia della tua famiglia seguendo queste indicazioni:
  • Metti in un cerchio le persone che vivono con te
  • dai un colore più scuro a chi è più grande d’età.
  • Metti fuori dal cerchio chi non vive con te e
  • dai colori diversi a seconda della fascia d’età

E adesso guarda il disegno dalla prospettiva dello spazio: quanta distanza e quanta vicinanza? E se il criterio della distanza non fosse un criterio geografico ma emotivo come lo disegneresti?

Se metti le persone in ordine cronologico quante persone sono più giovani di te e quante persone sono più vecchie?

Come cambia la storia della tua famiglia se la vedi da questo punto di vista? Se consideri la tua famiglia come una foresta, quali alberi prendono più sole? Quali alberi sono soffocati dalla troppa vicinanza? È un bosco sano o ha bisogno di cura? Com’è soffermarsi a guardare le cose da un altro punto di vista?

I due elementi della meditazione buddista sono “fermare” e “guardare in profondità”. Shamata è fermare, calmare, e vipashyana è guardare in profondità. Si può guardare in profondità alla natura delle cose solo quando si è presenti, quando si è in grado di fermarsi. Thich Nhat Hanh

Pratica informale di mindfulness: prova a fermarti e a disegnare la tua famiglia seguendo, per esempio, le indicazioni date sopra. Poi guarda in profondità il disegno che emerge

© Nicoletta Cinotti 2022 Training internazionale in Mindful Parenting.

 

 

 

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