Il tepore delle coperte, la mattina al risveglio, è il mio microclima preferito. Morbido e caldo, le coperte hanno raccolto il calore del corpo durante la notte. Non si disperde nulla di quello che la notte ha raccolto. In quel momento il gesto di aprire le coperte mi sembra un rischio. Il rischio di piombare nella realtà, una realtà che disperde il calore e non lo conserva.

Rimango incerta ma so che presto farò il gesto e uscirò allo scoperto. Uno scoperto che non riguarda solo quel passaggio dal letto alla giornata. So che più volte oggi mi sentirò scoperta, sorpresa dalla vita, stupita che sia capitato ancora e che l’inaspettato si sia mostrato. Il mio pilota automatico non. ama le sorprese ma sceglie l’abitudine, lo scorrere sui binari del quotidiano e sobbalza indispettito ogni volta che c’è una novità. Non ama perdere quel controllo che lo fa stare dritto ed efficiente al comando delle mie giornate. La consuetudine lo rassicura, la ripetizione lo conforta del fatto che tutto è consueto e in ordine. Per lui, per l’amico pilota, anche la ripetizione del dolore è rassicurante.  Cerca e guarda che tutte le ferite siano al loro posto, pronte ad essere riaperte nel passaggio dal sonno alla veglia. Riaperte ma non guarite. Della guarigione lui non si occupa. Quella la lascia a me, alla mia fiducia che, in ogni giorno, sia possibile meravigliarsi ancora. Guardare alle cose come se fosse la prima volta che le vedo, perché, di fatto, è la prima volta che le vedo.

Entriamo nella nostra giornata insieme io e il pilota automatico. Lui, come un genitore frettoloso mi porta tra il ritmo degli impegni, verso la scuola quotidiana. Io bambina pronta a meravigliarsi mi attardo dietro ogni novità perché l’imprevisto è meraviglia e ho bisogno della meraviglia ogni giorno, in ogni momento. Perché mentre mi meraviglio guarisco la mia peggiore malattia: la noia.

La percezione del nulla, invece, che è una percezione non ordinaria della realtà – e in questo senso davvero spirituale – aiuta ad aprire le porte alla meraviglia. Perché la meraviglia non è la soddisfazione di possedere ciò che volevi, di avere raggiunto gli obiettivi e realizzato i desideri che ti eri prefissato, ma è qualcosa che trabocca, e che non si può dire che sia bello o brutto. Tu sei solo spettatore del potente spettacolo dell’Essere e del Nulla. Colamedici, Andrea; Gancitano, Maura. Lezioni di meraviglia 

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Oppure La consapevolezza aperta

© Nicoletta Cinotti 2021 Il programma di Mindful Self-compassion

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