In fondo a ciascuno di noi non credo ci sia una paura più grande dell’esclusione. Sentire di non appartenere, di non avere dimora, significava – ai tempi primitivi – essere esposti, essere a rischio della stessa vita.

Oggi riecheggia un dolore e una paura altrettanto profonda. Se qualcuno ci esclude abbiamo subito bisogno di appartenere a qualcosa di diverso. Ma appartenere.

Appartenere non significa essere posseduti: significa essere riconosciuti e compresi da qualcuno. Riconoscersi e comprendere un gruppo di persone o una singola persona.

Così, quando qualcuno si sente riconosciuto, sente che ho visto il suo bisogno di appartenere, accade, ogni volta un piccolo miracolo. Sento il diaframma che si abbassa, un’aria di sollievo che si allarga e nessuno vorrebbe più andarsene via da lì. Da quelle due poltrone una di fronte all’altra. Ma, soprattutto dal luogo dell’appartenenza. Né io, né l’altro. Perchè appartenere è sempre reciproco, a differenza di possedere che, invece, è esclusivo.

Quell’appartenenza mi sembra che restituisca il senso di tutto il mio lavoro. E il suo scopo.

E lascia un meraviglioso sentimento di libertà.

Ecco perché amo la pratica di Metta: perché afferma che, per quanto si possa essere stranieri e lontani apparteniamo ad un comune destino e desideriamo la stessa cosa. Ecco perché amo il Reparenting: perché non voglio lasciare tutto lo spazio al critico interiore, quella parte di noi che ci fa credere che, per appartenere, sia necessario essere perfetti. la perfezione non è la misura dell’appartenenza. è l’impronta della persecuzione.

Possa tu ascoltare il tuo desiderio di libertà. Possano i confini del tuo appartenere essere sufficientemente generosi per i tuoi sogni. Possa tu svegliarti ogni giorno con una voce benevola che sussurra nel tuo cuore. Possa tu trovare armonia tra anima e vita.

Possa il santuario della tua anima non essere mai infestato. Possa tu conoscere l’eterno desiderio che vive nel cuore del tempo. Possa esserci gentilezza nel tuo sguardo quando ti guardi dentro. Possa tu non creare barriere tra la luce e te stesso. Possa tu permettere alla bellezza selvaggia del mondo invisibile di raccoglierti, prendersi cura di te ed abbracciarti nell’appartenere.

John O Donohue

Pratica di mindfulness: La pratica di metta e il critico interiore

© Nicoletta Cinotti 2022

 

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