Le nostre relazioni sono misurabili in metri. L’intimità in millimetri. L’amore in centimetri e ognuno di noi ha una distanza che preferisce. Quando quella distanza viene varcata – in più o in meno – scatta l’allarme. Perché in queste misure siamo piuttosto precisi. Tanto precisi che a volte non riusciamo a portare avanti una relazione perché presuppone una distanza che non riusciamo a tollerare.

Niente come sentire l’altro distante – o troppo vicino –  può far scattare l’allarme e non è detto che sia una distanza fisica. In effetti non lo è affatto. Possiamo tollerare grandi distanze fisiche se la distanza emotiva è preservata. Poi alla distanza si aggiunge il tempo. Se rimaniamo distanti per tanto tempo la relazione scade, il legame si indebolisce e il recupero diventa molto difficile.

Proprio perchè siamo molto sensibili alla distanza non possiamo tollerare lunghe distanze (emotive) per tanto tempo. Eppure, a volte, usiamo la distanza come punizione. Nel momento in cui avremmo bisogno di essere intimi per capire cosa sta succedendo pensiamo che “mettere l’altro in castigo” sia lecito e giusto. Perché impari. Non sono sicura che gli adulti imparino in questo modo. E forse non imparano nemmeno i bambini. E gli altri non sono soprammobili che possiamo mettere a volte vicini, a volte lontani a nostro piacimento. La distanza, nelle relazioni, è sempre una misura reciproca. Se non è consensuale, se non è compresa reciprocamente diventa dannosa. A volte le coppie arrivano in terapia proprio per questo: perché si sono ammalati di distanza. Prima l’hanno usata per punirsi e poi chiedono che qualcuno ripari il danno. Ma i danni della distanza sono difficili da riparare perché diminuiscono radicalmente il conto della fiducia.

Poi ci sono i possessivi. Per loro non esistono gradazioni di distanza e tutto ciò che è loro deve essere vicino o vicinissimo e la distanza è percepita come un reato di lesa maestà. Finiscono così per far morire una relazione per mancanza di libertà. Anche loro diminuiscono il conto della fiducia. Anzi, a volte la fiducia non ce l’hanno proprio e son convinti che se lasciassero gli altri liberi se ne andrebbero. Per questo li tengono legati e trasformano l’amore in un prigioniero agli arresti domiciliari.

Il punto è che tutti dobbiamo correre un rischio. Non è per tutti lo stesso rischio. Per alcuni è correre il rischio della distanza. Per altri è correre il rischio della vicinanza. Perché se non rischiamo nelle relazioni abbiamo già perso.

Sentirsi lontani ci dice due cose: che siamo all’inizio e che quello è il punto da cui partire. David Whyte

Pratica di mindfulness: La meditazione della montagna

© Nicoletta Cinotti 2018 Amore e passione tra mindfulness e bioenergetica

Photo by Mikhail Vasilyev on Unsplash

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