La nostra volontà è spesso un motore delle nostre azioni: ci spinge verso una direzione che abbiamo scelto e che ci sembra la più desiderabile.

Si esprime nel corpo – che diventa spesso un servo – spingendolo, attraverso la contrazione muscolare, a non cedere fino al raggiungimento del nostro obiettivo.

Perché possiamo insistere così tanto in una direzione, anche quando tutto sembra invitarci a cedere? Lo facciamo per essere rassicurati: fino a che riusciremo ad andare dove vogliamo ci sembra che niente di male potrà accaderci.

In realtà questo presuppone un conoscere il futuro e il fine ultimo delle cose che non ci appartiene. E’ un’idea che nasce dalla paura dell’ignoto e che ci fa preferire il controllo al cedere, alla saggezza dell’accogliere e accettare.

Saper distinguere le due spinte – quella della volontà e quella della motivazione – può orientare i nostri movimenti. La volontà non accetta pause, la motivazione sa aspettare, è lenta all’ira e sa dirigere le azioni seguendo il flusso. La motivazione non ha bisogno di frustrare il corpo, la volontà non può evitarlo.

Nella vita non c’è nulla da superare se non la paura della vita stessa. Alexander Lowen

Pratica di mindfulness: La meditazione della montagna

Foto di ©Gix2o

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