Quando iniziamo a portare l’attenzione all’interno possiamo scegliere due strade: decidiamo noi a cosa vogliamo dare attenzione oppure ci fidiamo di quello che emerge e iniziamo ad esplorarlo. Non c’è un modo migliore di un altro; entrambi questi modi possono rispondere ai nostri bisogni. Quando scegliamo un argomento da esplorare è perché sappiamo già dove “batte la nostra lingua” e “dove duole il nostro dente”. A volte potremmo però sbagliare misura, decidere che vogliamo sapere qualcosa in più di un argomento non sempre è una buona scelta e non sempre ci permette di trovare quello che è davvero importante per noi in quel momento. L’alternativa è fidarsi di quello che emerge e, senza lasciarsi trascinare, provare ad esplorarlo.

Non a caso ho scritto che è importante non lasciarsi trascinare. Spesso quello che emerge ha la funzione di essere un distrattore. Qualcosa che ci consente di evitare un fastidio, un disagio, una difficoltà. In fondo molta della nostra vita è occupata dai distrattori: il telefono, le notizie sui social, il tenerci continuamente occupati sono tutti distrattori che hanno un peso e un rilievo nella nostra vita.

Come fare allora a capire se quello che emerge è un distrattore o una parte di noi che richiede la nostra attenzione? Possiamo farlo in modo semplice, esplorando se è qualcosa che riguarda il passato, il futuro o è un pensiero di fuga. Non tutti i pensieri di fuga sono distrazioni. A volte sono il segnale che qualcosa aspetta conforto. Così possiamo muoverci in quella direzione. Se sono aspetti che riguardano il passato o il futuro proviamo ad esplorare come risuonano nel corpo e quali emozioni li accompagnano. Se sono pensieri di fuga proviamo a chiederci se siamo spaventati per qualcosa, proviamo a darci un gesto di conforto. A volte la distrazione è un modo, improprio, di darci conforto. Accorgersi di questo ci permette di tornare al presente con una mente più aperta e accogliente. A volte la distrazione non è divertimento ma inadeguatezza rispetto alla realtà che bussa e richiama la nostra attenzione

Per molti la noia è il contrario del divertimento; e divertimento è distrazione, dimenticanza. Per me, invece, la noia non è il contrario del divertimento; potrei dire, anzi, addirittura, che per certi aspetti essa rassomiglia al divertimento in quanto, appunto, provoca distrazione e dimenticanza, sia pure di un genere molto particolare. La noia, per me, e propriamente una specie di insufficienza o inadeguatezza o scarsità della realtà. Alberto Moravia, La noia

Pratica di mindfulness: La consapevolezza del respiro o la pratica registrata stamattina su FB

© Nicoletta Cinotti 2020 Il protocollo MBSR

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