Credo che dietro a tutti gli sforzi che facciamo per cambiare o, come diciamo a volte, per migliorare, ci sia un’idea: l’idea che un danno si sia prodotto. Un difetto si sia insinuato. Che ci sia qualcosa che non funziona.

È un’idea che nasce dal provare emozioni negative. Come se provare solo emozioni positive fosse un segno di buona salute. Non è così: noi possiamo provare qualsiasi emozione ed essere sanissimi. In noi non ci sono difetti di base. Solo che, a volte, le stesse difese che abbiamo costruito per proteggerci ci hanno allontanato dalla nostra vera natura, dal nostro vero Sé.

A volte mi piacerebbe eliminare la parola migliorare: sembra così adeguata eppure nasconde una ostilità – a volte nemmeno tanto sottile – verso noi stessi. Niente da migliorare, casomai abbiamo bisogno di tornare alle origini, a chi siamo davvero, alle nostre qualità di base.Quelle che avevamo e che abbiamo oppresso con la nostra rinuncia ad essere chi siamo. È per questo che spesso dico che torniamo a casa. E nel tornare a casa che potremo avere la nostra fioritura, quella realizzazione a cui tutti aspiriamo e che possiamo riconoscere subito, quando avviene, perché ci porta pace.

Poiché siamo fiori, non aspettiamoci però una continua fioritura: come tutti i fiori attraverseremo diverse stagioni. Come tutti i fiori avremo radici nella terra. Saranno quelle a darci nutrimento.

Espandendo la coscienza verso il basso (la bioenergetica) porta l’individuo più vicino all’inconscio. Nostro obiettivo non è di rendere cosciente l’inconscio ma di renderlo più familiare e meno spaventoso. Quando scendiamo fino a quella zona di confine in cui la coscienza del corpo tocca l’inconscio, ci rendiamo conto che l’inconscio è la nostra forza, mentre la coscienza è la nostra gloria. Percepiamo l’unità della vita e comprendiamo che il significato della vita è la vita stessa”(…) Allora avviene un rinnovamento alle sorgenti più profonde del nostro essere e possiamo salutare il nuovo giorno con un maggior grado di consapevolezza, che non ha bisogno di aggrapparsi alla sua luce effimera per paura del buio”. Alexander Lowen

Pratica del giorno:Svegliare il corpo  è il primo di una serie di tre raccolte che accompagneranno il nostro percorso per tornare a casa, alle qualità della nostra mente originaria. Buona pratica!

© Nicoletta Cinotti 2015

Foto di ©Stanley Zimny

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