Spesso abbiamo l’idea che il perfezionista che dimora in ognuno di noi, di solito nei piani alti del nostro condominio interiore, sia quello che ci assicura standard elevati di prestazione.

È necessario però fare qualche distinzione. Il perfezionista non è in competizione con qualcuno: è in competizione con un Sè ideale. Per questo è molto facile che non abbia mai la sensazione di aver raggiunto il proprio obiettivo. Se siamo in competizione con un dato della realtà possiamo facilmente comprendere a che punto dello spettro delle possibilità ci collochiamo. Se siamo in competizione con un ideale interiore è molto facile che, sadicamente, questo ideale interiore mantenga fissa la distanza, l’asticella, tra quello che facciamo e il risultato perfetto. I nostri sforzi quindi sono destinati – per quanto buono possa essere il nostro risultato – ad avere sempre la stessa distanza dal risultato ideale.

Allora cosa può spingerci a fare il nostro inflessibile perfezionista? Può spingerci a rendere sempre più facili e minimali i nostri compiti in modo da garantirci l’illusione che, almeno in qualcosa, siamo perfetti. Magari è il nostro modo di fare la spesa al sabato. Ma comunque lì siamo assolutamente perfetti ( e vi assicuro che certe persone fanno la spesa come se fossero ad una competizione olimpionica…categoria “Miglior spesa di qualità al minimo tempo”). Alla fine il rischio – per il perfezionista che è in noi – è quello di rendere la nostra vita un insieme di compiti minimi perfettamente condotti. Questa è la paralisi del perfezionista: dover abbassare sempre di più la difficoltà del compito per tollerare meglio la distanza tra il Sé reale e il Sé ideale.

Cerchiamo rimedio e rifugio nel nostro respiro: anche se non è perfetto ci garantisce elegantemente la sopravvivenza, la vita e, qualche volta, addirittura la gioia di essere vivi.

Respirare e sapere che state respirando. Questo non significa inspirare a fondo, fare uno sforzo, cercare di provare una sensazione speciale, oppure chiedervi se lo fate bene. Non vuole nemmeno dire soffermarvisi col pensiero…Ma se vi concedete qualche attimo per connettere momenti di consapevolezza un respiro dopo l’altro, un momento dopo l’altro, vi attendono grandi avventure. Jon Kabat Zinn

Pratica di Mindfulness: La consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2015

Foto di ©Always83

 

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