Sembra facile dire si e dire no. In realtà è meno facile di quel che sembra. Possiamo avere difficoltà ad affermare la nostra volontà dicendo no, così come possiamo trovare – distrattamente – la strada del sì.

Un sì detto senza pensarci che, con il tempo viene dimenticato. Eppure il nostro inconscio – che è un gran sincero – non ci permette confusioni tra queste due parole. Così se diciamo sì ma in realtà è no, quel no non sparisce. Inizia a fare la parte sommersa dell’iceberg fino a che emerge tutto insieme in superficie. E allora non c’è più posto per nessuno. Non riusciamo più a frenare la forza di quello che abbiamo trattenuto e siamo quasi costretti da noi stessi ad andarcene. Per un dramma che si è svolto tutto dentro di noi, all’insaputa dell’altro. Che non capisce una volta in più quello che sta succedendo.

Non è tanto diverso quando diciamo no ma in realtà è un sì. Anche in quel caso finiamo per essere deboli nella nostra affermazione e quello che la persona capisce è la nostra debolezza, non quel no di superficie.

Sono tante le emozioni che rimangono congelate nei no e nei sì che non abbiamo avuto il coraggio di dire. E aspettano un atto di riconoscimento ed espressione perchè il ghiaccio e la freddezza che portano con se possa sciogliersi. Aspettano, non se se sono andati. Sono solo congelati. E se non sceglieremo di scongelarli finiranno per cozzare contro qualche Titanic della nostra vita

Alla fine tenere segreto ciò che siamo e pensiamo ci costringe ad una solitudine inutile. Ci costringe a trattenere nel corpo, nelle tensioni muscolari, le emozioni che vorremmo lasciar uscire per essere davvero noi stessi. Diventiamo soli, di una di quelle solitudini che non servono a nessuno: perchè nessuno vede il nostro sacrificio. E nessuno è disponibile a contraccambiare un sacrificio invisibile: quello che sta nella parte sommersa dell’iceberg.

Avere un sentimento che non può essere espresso è un segno di passività. Per essere pienamente espressivi il corpo deve essere libero dalle tensioni, in particolare quelle che bloccano la nostra assertività naturale. Un’assertività che è stata bloccata dall’infanzia e che richiede un considerevole lavoro per essere liberata. Il ripetere gli esercizi (di bioenergetica) può essere un considerevole aiuto in questa liberazione. Alexander Lowen

Pratica del giorno: Protendersi

© Nicoletta Cinotti 2016 Le radici della felicità

Foto di ©mlbrian2007

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