Siamo stati abituati a pensare che la paura sia una risposta appresa sulla base di esperienze negative. In realtà, grazie ai risultati della ricerca neuroscientifica, oggi possiamo affermare che i circuiti cerebrali relativi alla paura fanno parte di quell’insieme di reazioni emotive di base che sono il nostro corredo genetico per iniziare a muoverci nel mondo.
Questo non deve sorprenderci: infatti la capacità di anticipare un pericolo e di rispondere efficacemente alle minacce è troppo importante perchè dipenda esclusivamente dall’apprendimento. Anche se gli apprendimenti successivi sono essenziali per la nostra capacità di regolare questa emozione, dobbiamo essere consapevoli che la paura e l’attivazione delle due risposte di base – il congelamento e la fuga – hanno un substrato neurologico indipendente dalla nostra volontà e dai nostri apprendimenti.

Il circuito della paura

La reazione della paura coinvolge l’amigdala e la sostanza grigia periacqueduttale e può essere attivata sia da stimoli provenienti dal mondo esterno che dal nostro mondo interno. Quando l’attivazione del sistema è rapida e intensa emerge il terrore, quando invece è costante ma cronica si configura come ansia.
Nel momento in cui si verifica la minaccia, la risposta avviene nel sistema limbico che è il magazzino delle nostre esperienze emotive, sensoriali e relazionali. Il sistema limbico è un gruppo di strutture che include l’ippocampo, un centro di processamento della memoria implicita, e l’amigdala, che è un vero proprio rilevatore del pericolo.
Quando i nostri sensi sono attivati da una situazione di pericolo, l’informazione arriva al talamo e viene valutata sia dall’amigdala che dalla corteccia orbitofrontale sinistra per determinare se è un vero e proprio pericolo o un falso allarme (Ledoux 2002). Se lo stimolo è neutro o benigno l’amigdala non entra in azione altrimenti l’amigdala segnala il pericolo all’ipotalamo che attiva la reazione del Sistema Nervoso Autonomo.
Dal punto di vista soggettivo la paura viene sperimentata come uno stato di attivazione del sistema nervoso, caratterizzato da apprensione, preoccupazione, tensione generale e la sensazione che la propria sicurezza sia minacciata. Si accompagna sia ad una attivazione del SNA (Sistema Nervoso Autonomo) che ad una serie di risposte comportamentali.

La risposta del Sistema nervoso autonomo

Tra i sintomi prodotti dalla risposta del SNA troviamo frequentamente la tendenza a reazioni viscerali – il classico “mal dipancia” – con diarrea, mal di stomaco e stimolo di urinare imperioso, così come tachicardia, secchezza delle fauci e respirazione accellerata ma superficiale. Passato il pericolo aumenta la produzione di cortisolo, il battito cardiaco e la respirazione si calmano ma questa iperattivazione può lasciare dei segnali nel funzionamento mentale come pensieri intrusivi o il ripetersi di immagini di ciò che ci ha spaventato. Se la fuga di fronte al pericolo non è possibile il sistema parasimpatico attiva una risposta di immobilizzazione e sottomissione. La paura, nei bambini, quasi sempre attiva quest’ultimo tipo di risposte che lasciano il corpo scosso e tremebondo fino a che non riusciamo a mettere l’esperienza in un ordine, anche cronologico, e a comprenderla. Capacità questa che richiede una elaborazione matura. Se questa capacità di elaborazione non è adeguatamente sviluppata, rimaniamo vulnerabili alla paura e possiamo attivare risposta di paura anche per stimoli che non costituiscono un reale pericolo.

Rabbia e paura

Rabbia e paura sono due risposte collegate anche dal punto di vista neurologico: la rabbia ha la funzione di provocare paura nell’interlocutore e la paura ha l’effetto di ridurre l’impatto dei comportamenti aggressivi nel soggetto minaccioso. A bassi livelli di attivazione questi due sistemi si inibiscono a vicenda ma una improvvisa attivazione dovuta ad un evento interno e/o esterno può portare ad una improvvisa risposta sia rabbiosa che spaventata,come abbiamo tutti avuto modo di sperimentare quando accade qualcosa di improvviso che ci spaventa e rispondiamo arrabbiandoci.

Imparare la paura

Anche per ragioni evolutive le risposte apprese legate alla paura vengono facilmente memorizzate e rischiano di diventare modalità implicite stabili di risposta al mondo. Questo è tanto più vero nei soggetti in cui l’attivazione della paura è connessa ad un evento tramatico importante e ripetuto come può essere per le persone che hanno subito un abuso sessuale o un prolungato maltrattamento o trascuratezza nell’infanzia
Contriamente a quello che potremmo pensare la paura non entra in gioco, dal punto di vista neurologico, negli attacchi di panico che sono invece connessi all’ansia da separazione e necessitano quindi di un altro tipo di approccio.
Nel processo di apprendimento delle reazioni legate alla paura spesso tendiamo ad identificare la paura con il pericolo, questo fa sì che la paura diventi una emozione che limita molto le nostre possibilità di crescita e cambiamento.

Dolore e paura

Oltre alle varie forme di ansietà ci sono molti tipi di sensazioni interne che modulano l’intensità della paura. E’ molto importante considerare il ruolo del dolore nella genesi dell’ansia e della paura. Il dolore e la paura, benchè separati, interagiscono e collaborano con la costruzione della sensazione di pericolo dando vita all’esperienza dell’ipocondria e delle angosce ipocondriache. Anche qui la paura che suscita il dolore non ha nulla a che vedere con il reale pericolo ma spesso l’associazione dolore/pericolo/paura diventa strettissima e di difficile soluzione. Certamente sappiamo che la paura regola l’intensità della sensazione di dolore sia anestetizzandola – cosa che in condizione di reale pericolo può essere provvidenziale – che intensificandola, come accade nell’ipocondria.

A cura di ©Nicoletta Cinotti

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