A volte nella pratica di mindfulness si crea un equivoco che io chiamo chirurgico. L’equivoco chirurgico è quello di un’attenzione che dovrebbe mostrare con la nitidezza di un microscopio tutto quello che proviamo, senza nessuna sbavatura.In questo equivoco chirurgico il corpo si nasconde: in fondo la chirurgia può fare un po’ di paura, soprattutto se fatta senza anestesia.

Ma non è questo l’invito della pratica. Come dice spesso Jon Kabat-Zinn non c’è mindfulness senza heartulness. Non possiamo pensare che la nostra pratica sia profonda se non è accompagnata da un calore e un affetto nei nostri confronti che ha il sapore dell’accoglienza. Così possiamo a guardare alla pratica non come un atto medico ma come ad un atto di cura, proprio come la cura che un giardiniere ha per le sue piante.

Nel mio terrazzo sono tornati a fiorire i bulbi dello scorso anno, narcisi, giacinti, muscari, fresie. Ogni anno mi sorprendo della loro pazienza. Rimangono nascosti nella terra, apparentemente senza nulla da dire, fino a che il sole li risveglia e arrivano a spuntare. Questo è esattamente quello che succede quando siamo presenti. La nostra attenzione non è un laser ma, piuttosto, è come il sole che scalda la consapevolezza e permette che emerga quello che cova sotto la superficie, apparentemente spoglia. Così quando pratichiamo possono affiorare le nostre preoccupazioni o le nostre strategie di evitamento della preoccupazione ma appaiono anche i bulbi che fioriscono, le aperture della nostra creatività, gli scorci collaterali della nostra vita, in quella che potremmo davvero definire come la fioritura del momento presente. Non è un caso se spesso il giardino è diventato metafora per raccontare una storia. Lo guardi e lo curi e t’insegna che possono esserci risultati inaspettati nel rigoglio e nella sfioritura. Ti insegna che tutto quello che fiorisce, prima o poi appassisce e che tutto ciò che ami si trasforma, senza possibilità di controllo, in qualcosa di diverso. Ti insegna, in una parola, quello che sta nel ritmo del respiro, nel ciclo di una giornata, nello scorrere di una vita. Che non è solo la nostra: è quella di tutti.

Esiste una luce a primavera
non presente nell’anno
in nessun altro momento –
Quando marzo c’è e non c’è

si tende un colore là fuori
sui campi solitari
che la scienza non può afferrare ma la natura umana sente. Emily Dickinson

Pratica di mindfulness. La compagnia della fioritura: la fiducia

© Nicoletta Cinotti 2022 Il silenzio come cura. Ritiro di meditazione

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