Cerchiamo sicurezza per tutta la vita. È una ricerca giusta perché, se non siamo al sicuro, non possiamo crescere e non possiamo prosperare. Se ci sentiamo in pericolo siamo continuamente coinvolti con la lotta per la sopravvivenza. Così, dai primordi ad oggi, siamo alla ricerca, come prima cosa, della sicurezza. Una sicurezza che ci faccia sentire come in un bozzolo. Protetti e con il nutrimento giusto per crescere. Anche con le emozioni siamo così. Abbiamo bisogno di provare emozioni ma la loro intensità non deve superare la nostra finestra di tolleranza. Altrimenti, per l’appunto, ci sentiamo minacciati ed entrano in azione le modalità reattive di difesa.

Succede la stessa cosa anche nelle relazioni. La prima cosa che vogliamo è essere sicuri che l’altro ci ami. Essere sicuri che l’altro provi interesse per noi. Raggiunta questa condizione di base però non sempre veleggiamo verso la felicità. Molto spesso, almeno nelle relazioni, veleggiamo verso l’abitudine e la stabilità emotiva. Che per alcuni è un sentimento molto vicino alla noia o all’insoddisfazione.

Non è la relazione che non va bene: ci sentiamo in difficoltà perché le cose diventano piano, piano, automatiche. Perdiamo la freschezza e il senso della novità. Due condizioni che aumentano l’insoddisfazione magari senza spingerci a cercare qualcosa di nuovo ma abbassando il volume della soddisfazione. Allora quello che possiamo fare è domandarci quanto siamo presenti. Quando siamo presenti alla relazione, quanto siamo presenti a quello che accade nella nostra vita.

Perché una quota importante di insoddisfazione non sta nei fatti che accadono. È dovuta al fatto che viviamo prigionieri della nostra mente che sa già che sapore ha la mela prima di averla mangiata. Dimentica cosa ti dice la mente e, ogni giorno, assaggia la mela come se fosse la prima volta. Assaggia la mela come se fosse l’ultima mela che mangerai. Allora scoprirai davvero che gusto ha la mela perché niente come il senso di novità e niente come la paura della perdita risveglia la nostra mente sensoriale.

Misteriosamente, per quanto sfuggente, questo momento – dove l’occhio è ciò che vede, dove il cuore è ciò che sente – questo momento ci mostra che ciò che è reale è sacro. Mark Nepo

Pratica di mindfulness: La consapevolezza del corpo

© Nicoletta Cinotti 2019 Il protocollo MBSR, serata di presentazione gratuita a Chiavari e Genova

 

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