C’è un attacco poetico che mi ha sempre colpito tantissimo. Lo chiamo attacco non a caso perché quando lo leggo ho un sobbalzo, Aprile è il più crudele di tutti i mesi, genera lillà da terra morta, mescola memoria e desiderio, desta radici sopite con pioggia di primavera. L’inverno ci tenne al caldo, coprendo la terra di neve immemore…È tanto conosciuto proprio perché tanto forte. Forse Eliot lo ha scritto quando era appena entrato in una primavera dal risveglio doloroso. Mi colpisce perché dice proprio quello che, ogni tanto, qualche persona mi ripete. La consapevolezza è dolorosa, sentire è doloroso, svegliarsi è doloroso.

È vero, non posso negarlo. Quando siamo inconsapevoli la percezione del dolore è ridotta. Sentiamo inquietudine o torpore ma non dolore. Ma è ridotta anche la vitalità, la gioia e la creatività. E, soprattutto, quei semi di dolore dentro di noi ci sono. Non è che non vederli li fa scomparire. Stanno lì, al calduccio e intossicano il terreno, ottundono al solo scopo di non farci sentire ma anche di non farci crescere. A volte vorremmo che la crescita fosse veloce. Meglio togliersi il pensiero presto e bene. Invece, anche lì, non sappiamo quanto tempo ci vorrà a crescere. Non sappiamo quanto ci sarà difficile maturare, tanto che alcune persone preferiscono potare piuttosto che stare nell’incertezza della crescita. Tagliare e chiudere può sembrare più sicuro e addirittura più certo che stare a vedere cosa e quando crescerà.

La parola che mi colpisce di più è crudele. La conosco quella parola in tante declinazioni. Conosco la crudeltà degli altri verso sé stessi e verso il mondo e quella mia verso di me. Può sembrare una parola da psicopatici e, invece, non lo è. È la parola che taglia il cordone ombelicale tra noi e nostra madre. La parola che taglia la fine di un amore difficile e bellissimo. La parola che segna tanti saluti perduti. Deriva da crudo, non cotto, non lavorato. La nostra attenzione, nella pratica, cerca di essere nuda e cruda, senza orpelli. Non è altro che un modo per non coprire la verità. Non è crudeltà quella: è sincerità. È non nascondere.

Diverso è incrudelirsi. Quando tagliamo, quando chiudiamo, quando coltiviamo l’inconsapevolezza come estrema forma di difesa, ci incrudeliamo. Io vorrei essere nuda e cruda perché so che questo mi protegge dall’incrudelirmi verso di me e verso gli altri. Nell’attimo breve in cui abito nuda e cruda divento tenera come le foglie di questa pazzesca primavera.

8 aprile 2014:arrivato il cuculo

9 aprile 2015: ritornato il cuculo

la vita è potabile. Chandra Livia Candiani

Pratica di mindfulness: Non sapere è la più grande intimità

© Nicoletta Cinotti 2021 Scade oggi l’iscrizione a prezzo ridotto per il protocollo MBSR e MBCT: rendono la vita potabile e proteggono dall’incrudelirsi!

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