Capita a tutti di arrabbiarsi ma la rabbia non ha un’unica origine. Né un’unica natura. C’è una rabbia primaria, che nasce come risposta istintiva a qualcosa che viviamo minacciosamente. La rabbia che proviamo quando c’è un pericolo. Serve a metterci al sicuro, a farci muovere prontamente. A reagire in modo da toglierci velocemente dal pericolo.

Poi c’è un’altra rabbia: quella che è suscitata dai contrattempi, dalle piccolezze che non vanno nella direzione che avremmo voluto. La rabbia suscitata dagli impedimenti, dagli imprevisti, dalle sorprese del presente. Non è lo stesso tipo di rabbia. Non ha la stessa funzione primaria per la sopravvivenza.

È un accessorio che può essere anche molto presente nella nostra vita. È la rabbia di quando sentiamo che il nostro Io ideale è chiamato a scendere sulla terra, a prendere contatto con il fatto che non tutto è sotto il nostro controllo. Non viene minacciata la nostra vita: viene minacciata la nostra immagine ideale. Quella che ci vuole sempre primi, sempre pronti, sempre creatori della nostra vita e della realtà. L’imprevisto, il contrattempo ci ricorda che non è così e noi – anziché ringraziare questa cartolina che ci arriva dal presente – ci arrabbiamo e diciamo alla vita “Come ti permetti di farmi scendere dalle stelle? Io sono nato per vivere in quell’empireo e lì dimorare in ogni momento!”. La vita però è paziente e malgrado la nostra rabbia è disponibile – ogni giorno – a ricordarci la stessa lezione: dimora nel presente, dimora nella realtà. Perché la verità rende liberi e l’illusione imprigiona.

Sei stressato? Sei così occupato a raggiungere il futuro che il presente si riduce ad un mezzo per arrivarci? Lo stress è provocato dall’essere qui ma desiderare di essere lì, o nell’essere nel presente ma desiderare di essere nel futuro. È una frattura che ti lacera dentro. Generare una simile frattura e poi viverci dentro è follia. Il fatto che lo facciamo tutti non lo rende meno folle. Ekhard Tolle

Pratica di mindfulness: Accettare ciò che non vogliamo

© Nicoletta Cinotti 2016 Le radici della felicità

Foto di ©Cinzia Melograna

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