Parlo spesso dei pensieri: eventi mentali del momento presente che, a volte, ci trascinano in un altrove pieno di fantasmi e fantasie. Non dobbiamo certamente scacciare i pensieri né, tantomeno, diffidare dei nostri processi mentali. Abbiamo solo bisogno di riconoscere quelli che sono i nostri film e quella che è la realtà.

A volte questa distinzione non è facile perchè i nostri film hanno una grande forza di persuasione. Ci sembrano più veri della realtà. Ci sembrano la parte più intelligente e geniale di noi. Allora abbiamo bisogno di metterli alla luce della riflessione per vedere se sono davvero così reali.

Possiamo farlo immaginandoli proprio come un film. Noi al cinema, seduti in prima fila. Guardiamo il film che ci siamo fatti come spettatori seduti in prima fila. Guardiamo cosa succede a vederlo così da vicino. Poi spostiamoci a metà sala e guardiamo cosa succede vedendo lo stesso spettacolo con maggiore distanza. Forse potremmo cogliere elementi diversi che erano coperti dalla vicinanza.

E infine guardiamo lo stesso film da una posizione in fondo alla sala. Potremmo scoprire che cambia ancora la visione e la prospettiva con cui guardiamo allo stesso evento. Non è un processo di distanziamento. È l’apertura di uno spazio tra noi e i nostri pensieri. Uno spazio in cui possa avvenire la riflessione. Uno spazio in cui possiamo vedere prospettive diverse. Perchè la riflessione è l’apertura di uno spazio in cui essere liberi dalla reattività e dalla compulsione che i pensieri producono.

Così, se ci affidiamo alla riflessione, possiamo davvero sapere quanto è vero il nostro film e quanto la parte che attribuiamo agli altri sia proprio corretta. E faremo film da Oscar: quelli che nascono dalla riflessione lo sono sempre.

Qui sotto trovi una pratica guidata su questo tema: Il cinema

 

Il processo della riflessione ha tre fasi: il riconoscimento che significa penetrare nel proprio vissuto. L’ammissione dei propri film che significa riconoscere i propri meccanismi di difesa e la rivoluzione, quando riusciamo a cambiare il significato della nostra esperienza. Liberamente tratto da Brenè Brown

© Nicoletta Cinotti 2016  Foto di ©Filippo Venturi

Reparenting ourselves: genitori di sé stessi. Ritiro 7 – 11 Marzo 2020

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