Una prospettiva di integrazione corpo mente

Un cambiamento di prospettiva nell’integrazione mente – corpo, al di fuori della clinica bioenergetica, si deve principalmente agli studi sul trauma e sui meccanismi di regolazione dello stress. Queste due tipologie di disturbi, per la loro forte espressione psico-fisica, hanno spinto i clinici ad investigare di più i meccanismi dell’interazione corpo-mente

 

Lo stress come trauma continuativo

Il trauma – inteso come evento traumatico singolo o come trauma continuativo per chi vive una condizione di stress cronico – provoca nel corpo un’estrema eccitazione, dovuta al grande apporto di sostanze chimiche nel flusso sanguigno, prodotte al fine di suscitare una efficace reazione di protezione. Queste sostanze producono l’attivazione di diversi distretti muscolari specifici che si estendono dalle gambe alla mandibola.

La risposta corporea al trauma

E’ una attivazione su base fisiologica ed è connessa all’attivazione adrenalinica prodotta in risposta all’evento traumatico e corrisponde alle modalità di risposta di attacco/fuga ed evitamento. Una attivazione che avviene sia di fronte ad una minaccia reale che di fronte ad una minaccia temuta dal ripetersi di condizioni simili all’evento traumatico iniziale.

Se la risposta è adeguata i muscoli scaricano completamente la reazione biochimica, e la persona torna a uno stato normale di riposo e di recupero. Tuttavia, se la scarica viene interrotta possono aver luogo i comportamenti tipici del disordine da stress post traumatico (PTSD). 

La ripetizione fisica dello stress

L’eccesso di energia creato dalle sostanze che entrano nel flusso sanguigno nel corso di un evento traumatico carica il corpo con uno stato d’eccitazione. Nel tentativo di scaricare l’adrenalina e il cortisolo in eccesso e completare così la sua reazione iniziale, il corpo avrà dei fenomeni vagali. Senza la completa scarica della reazione chimica attivata dalla risposta all’evento, il corpo rimane intrappolato in un ciclo di ripetizione compulsiva. Dal momento che il trauma è un’esperienza fisiologicamente ed emotivamente travolgente, il nostro corpo memorizza pensieri, sentimenti e ricordi collegati con questa esperienza al fine di affrontarli successivamente. Questi ricordi – i flashback – possono funzionare anche come riattivazione dei sintomi fisici di risposta al trauma e allo stress.

In questo modo può crearsi un infinito e inarrestabile loop neurobiologico che tiene la persona bloccata in una sorta di prigione psicofisica la cui intensità può variare molto. Possiamo infatti trovarci di fronte ad una vera e propria Sindrome post-traumatica da stress (PTSD) oppure ad una tensione cronica molto più lieve. Fino a quando il segnale di passato pericolo non arriva anche dal corpo, questo continuerà a ripetere il modello bio-neurologico di protezione e di difesa. La chiave per un recupero fruttuoso dal trauma è attivare il meccanismo naturale di liberazione dell’organismo, che segnali al corpo di tornare a uno stato di riposo e di recupero.

E’ come se dovessimo dire al nostro corpo: “Adesso puoi mollare, il pericolo è passato!”

I tremori neurogeni

I tremori neurogeni sembrano essere il metodo più naturale che l’organismo utilizza per scaricare l’eccitazione interiore. Questi tremori sono comuni in tutti i paesi e le culture. Sono definiti come un’esperienza somatica primordiale, che si origina nei processi naturali del sistema di memoria procedurale del cervello. Questa scarica dell’organismo ha un’origine fisiologica piuttosto che psicologica. E’ ben noto e documentato che i tremori neurogeni sono una conseguenza comune del trauma.Un’intensa reazione biochimica nel corpo innesca una contrazione muscolare che viene rilasciata naturalmente con un tremore spontaneo che segue l’evento. Se a questo tremore viene permesso di raggiungere il completamento, si verifica un profondo rilassamento.

Questi tremori sono una esperienza comune per chi pratica l’analisi bioenergetica e sono i responsabili della qualità della sensazione di rilassamento che si prova alla fine del lavoro corporeo

Tremare dalla paura

Non è raro sentire frasi come: “Ero così spaventato che la mia mascella tremava”, “Le mie mani si agitavano così tanto che non riuscivo a calmarmi”, “Mi tremavano le gambe”, “Ero così arrabbiato che tremavo”. L’esperienza di tremore somatico è  comune nella nostra cultura e anche in molte specie di mammiferi. I tremori neurogeni, riportati anche tra i sintomi nel PTSD, sono anche riconosciuti come caratteristiche diagnostiche degli attacchi di panico (300,21), delle fobie sociali (300,23), e dei disturbi d’ansia (300,02) nel Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM-IV-R, 2000). L’insorgenza di questi tremori spesso può essere attribuita ad un evento traumatico.

Il tremore e l’autoregolazione

I tremori neurogeni negli esseri umani, più o meno come i tremori istintuali degli animali, possono essere considerati la risposta naturale di un sistema nervoso scioccato o perturbato per tentare di ripristinare l’omeostasi neuro-fisiologica del corpo. Secondo i ricercatori, questo meccanismo di riparazione consente all’organismo di ‘scongelarsi’ o di liberarsi dalla risposta di paura, sia negli esseri umani che nelle specie animali.

In breve, i tremori permettono l’estinzione di una risposta senso motoria condizionata nell’uomo, come nelle altre specie di mammiferi (Scaer, 2005). Il corpo permette così di completare il processo di scarica del movimento intrinseco del modello di fuga/difesa che era stato abortito.

L’autoregolazione

Questi tremori sono generati dal sistema nervoso centrale (SNC) e hanno una saggezza innata che li dirige e che ristabilisce e/o promuove il fisiologico processo di autoregolazione psicofisica perché seguono il pattern di tensione che si crea durante una situazione stressante. Annullano letteralmente il pattern di tensione responsabile del loop neurobiologico retroattivo che tiene bloccato l’individuo in una sorta di prigione psicofisica.

Le vibrazioni, il grounding e la colonna vertebrale

Quando si lavora con i meccanismi biologici, come i tremori neurogeni, è importante sapere che devono essere evocati dal centro di gravità del corpo che si trova nella zona sacrale, alla base della colonna vertebrale. Questo è importante perché l’organismo utilizzerà naturalmente i riflessi del midollo spinale per viaggiare dalla base della colonna vertebrale al collo e alla mandibola per un pieno rilascio anatomico. Ecco perché il lavoro sulla muscolatura della schiena è così importante.

Ma c’è un altro punto di gravità fondamentale da considerare: quello connesso al nostro radicamento a terra, ossia alla nostra capacità di grounding. La posizione delle nostre gambe e la discesa del peso a terra è influenzata dalla tensione del muscolo ileopsoas, che è uno dei muscoli che entrano in contrazione nelle situazioni di stress e pericolo.

Questo muscolo – l’ileopsoas – è uno speciale insieme di muscoli che può essere considerato il  muscolo di lotta e fuga della specie umana; collega la parte superiore con quella inferiore del corpo. Nel corso di un evento traumatico lo psoas si contrae per proteggere la parte inferiore del corpo. Ci aiuta a chiuderci velocemente a riccio, in una palla di protezione. Questi muscoli del ventre che collegano la colonna vertebrale con le gambe e col bacino e restano contratti finché il pericolo è finito. Quando viene cronicamente utilizzato come sostegno strutturale, il muscolo comincia ad accorciarsi e perde flessibilità e forza. Per riprendersi dalle contrazioni causate da esperienze traumatiche questi muscoli profondi devono scuotere via le tensioni e rilassarsi. Ecco la ragione dell’importanza fondamentale del grounding nel senso di sicurezza e nella percezione rassicurante della realtà. Se abbiamo un buon radicamento vuol dire che questo muscolo, profondo e difficilmente raggiungibile con il massaggio, si è sciolto e che possiamo aprirci con fiducia alla vita che abbiamo di fronte e alle sue sfide.

Il corpo parla quando il cuore tace

Molti sintomi psicosomatici conducono ad inutili ricerche mediche. Sembrano l’esordio di malattie, a volte sono anche molto convincenti ma si rivelano neutri ad un’indagine più approfondita. Come mai succede? Le emozioni, quando non possono essere sentite hanno due strade davanti: quella del corpo o quella della rimuginazione. Spesso percorrono entrambe. Se prendono la strada del corpo diventano sintomi fisici che possono scatenare paure ipocondriache.

La storia di Piero

Ho raccontato la storia di Piero nel mio ultimo libro, Mindfulness ed emozioni. Si era iscritto al protocollo MBSR su invito del suo cardiologo perché ripetuti accertamenti medici avevano escluso problemi fisici ma lui continuava ad accusare un dolore toracico non persistente ma frequente. Quando Piero iniziò la terapia ci fu possibile esplorare questo dolore con il lavoro sulle parti. Emerse l’associazione con il dolore provato alla morte del nonno. Un. dolore aggravato dal senso di solitudine perché avevano un rapporto molto intimo. Piero sentiva questa oppressione in quelle situazioni in cui si percepiva isolato o diverso. Era una memoria corporea di quella vecchia solitdine che riaffiorava. La sensazione fisica in questo caso aveva la funzione di distoigliere l’attenzione dal dolore emotivo. Lo proteggeva dal sentire nuovamente il dolore della solitudine, un dolore che per Piero era molto più difficile da curare.

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