Hai presente la faccia che hai la mattina al risveglio, quella che vedi appena entri in bagno: capelli arruffati, sguardo appannato. Quante volte vedendola hai pensato “se mi vedessero così…” magari immaginando colleghi, vicini o anche amici come pubblico dello spettacolo del risveglio. Anche quando inizia una storia d’amore il test “prima notte intera dormita insieme con risveglio accluso” è una bella prova di coraggio. Perché alla fine l’idea che se gli altri vedessero come siamo davvero non ci vorrebbero più, è un’idea molto diffusa e molto forte. Ci fa credere che è solo perché ci prepariamo, ci trucchiamo, ci aggiustiamo che siamo accettabili. È solo perchè siamo preparati che siamo decenti. È solo perché teniamo a bada certi aspetti del nostro carattere (ma poi è vero che li teniamo a bada?) che possiamo andare in società.

Il guaio di questa sindrome dell’impostore – si chiama così la nostra tendenza a credere che gli altri siano migliori di noi e che noi siamo nel posto in cui ci troviamo in maniera un po’ fortunosa – è che nasconde una sorta di dubbio e ostilità diretta contro di noi. E questa sottile avversione non è visibile agli altri ma è visibile a noi. È questa sottile e persistenza condizione di dubbio che ci rende insicuri e che ci frena nel momento in cui abbiamo bisogno di attingere a tutte le nostre risorse.

Noi siamo fatti – metaforicamente – con un freno e un acceleratore. Abbiamo bisogno di entrambi per coinvolgerci nella vita e per non esagerare con la velocità. Se soffriamo della sindrome dell’impostore il nostro freno è sempre un po’ troppo tirato. Può sembrarci che la vita non dia le risposte che meritiamo ma, in realtà, siamo noi che andiamo avanti con il freno a mano tirato. Fino a che il freno a mano si brucia e perdiamo il controllo della velocità. Perché il controllo ha questo effetto secondario e collaterale: tiene, tiene, tiene, fino a che non teniamo più e acceleriamo bruscamente. A quel punto magari facciamo un guaio che ci conferma nella nostra idea di essere un po’ imprevedibili nei risultati mentre, invece, abbiamo solo fatto confusione nella dinamica freno – acceleratore.

Possiamo riconoscere quando entra in azione il freno e quando entra in azione l’acceleratore e domandarci se è proprio quello che vogliamo, in quel momento. Regolare freno e acceleratore è possibile se siamo consapevoli delle risposte del corpo. E rispetto al nostro impostore? Beh, basta ricordarsi che i pensieri non sono fatti: lasciamo che sia la realtà a dirci se siamo adeguati al nostro ruolo, alla nostra posizione. Basta e avanza il giudizio che riceviamo dall’esterno: non c’è bisogno di aggiungere il nostro!

La tendenza a giudicare è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione. Carl Rogers

Pratica di mindfulness: La meditazione della montagna

© Nicoletta Cinotti 2019 Verso la Self compassion ovvero come imparare a volersi bene

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