Quando ci innamoriamo di qualcuno oppure la prima volta che abbiamo guardato nostro figlio, ancora bagnato dalla nascita, abbiamo pensato “è perfetto/perfetta così“. Non vorrei che fosse diverso, non vorrei nient’altro che lui, che lei, ci siamo ripetuti silenziosamente. In quel momento, colpiti dalla gioia di quell’attimo, abbiamo pensato che era perfetto, un attimo d’esistenza senza sfumature o incrinature. In quel momento la nostra speranza esprimeva tutta la fiducia nel futuro e nelle possibilità che il futuro avrebbe portato con sé, senza remore. In quel momento abbiamo visto tutta la bellezza di cui quella persona è capace e abbiamo sperato che quella bellezza fosse compagna quotidiana di tutta la vita.

Quella speranza però ha un nemico vicino: il senso di perfezione. Un senso di perfezione che potrebbe, nel tempo, trasformarsi in amara delusione nel momento in cui quell’essere tanto perfetto che abbiamo visto in un bagliore di felicità, si rivela con la sua imperfetta umanità. Se ci siamo davvero innamorati della sua perfezione, vederlo così fragile e umano potrebbe diventare l’inizio di una discesa, a volte molto rovinosa. Forse la vera speranza è quella che mostriamo quando guardiamo una persona che amiamo e dentro di noi apriamo uno spazio non per la sua perfezione ma per la sua imperfezione. Quando possiamo silenziosamente dire a noi stessi che l’ameremo anche quando non sarà perfetto, anche quando non sarà così giovane e bello. Anche quando avrà paura e farà sciocchezze. Quando possiamo tirar fuori dal cuore la speranza degli imperfetti conosciamo la vera speranza, quella che esprime la fiducia che le cose, per quanto difficili, possono essere condivise.

Ieri sera, parlando di speranza, una persona mi ha detto una cosa molto vera: in fondo la speranza che perdiamo non è nell’altro. Non smettiamo di sperare perché l’altro ci delude. Smettiamo di sperare perché non abbiamo più fiducia in noi. La speranza non è qualcosa che riponiamo nell’altro ma qualcosa che riponiamo in noi stessi e che l’altro accende e alimenta. Oppure distrugge.

Quando l’altro ci delude sembra che la speranza di poter amare e essere amati si sgretoli in mille piccoli pezzi. Noi credevamo che lui o lei avesse la chiave della nostra felicità e che adesso sia perduta. Quella chiave però non è nelle maini dell’altro ma nelle nostre mani. Nessuno può togliercela se coltiviamo la speranza degli imperfetti. La fiducia che potremmo essere amati anche se non siamo perfetti, che potremo amare anche se gli altri non sono perfetti. Forse la speranza degli imperfetti è la chiave della felicità.

Ho una fiducia così grande: non nel senso che tutto andrà sempre bene nella mia vita esteriore, ma nel senso che anche quando le cose mi andranno male, io continuerò ad accettare questa vita come una cosa buona. Etty Hillesum

Pratica di mindfulness: La consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2019 Scrivere la mente nel territorio dell’amore

Photo by Elizabeth Explores on Unsplash

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