Capita molto spesso che ci siano emozioni e pensieri che non ci lasciano indifferenti. Succede perché hanno una spinta all’azione; un vero e proprio drive che ci mette in moto.

Questa funzione di spinta all’azione delle emozioni e dei pensieri è importante e costituisce il motore delle nostre motivazioni; dà fuoco ai sogni e accende la nostra creatività. È altrettanto importante però riconoscere come funziona questa spinta all’azione perché può giocarci dei tiri mancini. Infatti, a volte, si comporta come un bambino capriccioso che ti molesta fino a che non ottiene quello che vuole, facendoti credere che poi starà buono. E, invece, cinque minuti dopo che ha ottenuto quello che voleva, lo abbandona in un angolo. Sai perché succede? Perché il suo drive, la spinta del suo desiderio, è più forte di quello che riesce a contenere. Fin qui tutto bene: è un bambino.

Però succede anche a noi che i nostri drive siano più forti di quello che riusciamo a contenere e che ci spingano a fare di tutto per avere cose che poi perdono velocemente di interesse. Succede con gli oggetti e, ahimè, succede anche con le relazioni. Ti sembra che solo quell’uomo o solo quella donna possano renderti felice. Poi, quando finalmente hai iniziato la relazione, ti annoi alla velocità della luce. Perdono interesse a tuoi occhi e finisci per abbandonarli ben presto con un senso di sazietà. E di noia. A volte questo diventa un comportamento compulsivo: non puoi fare a meno di volere a tutti i costi qualcosa e poi, quando finalmente lo hai ottenuto, lo trovi meno interessante di quello che già avevi. Che fatica e che illusione!

L’illusione sta nel credere che la spinta del desiderio sia garanzia della bontà del risultato. Io posso desiderare tantissimo di mangiare le ciliegie ma questo non mi garantisce che saranno buone. La forza del desiderio di mangiare ciliegie è legata non solo alla mia fame ma anche alla mia avidità. Più sono avido più le vorrò con forza. E più rischierò di rimanere delusa dal gusto. E questa delusione mi spingerà a comprare altre ciliegie nella speranza che abbiano il gusto della mia avidità.

La soluzione? Non c’è una vera e propria soluzione. C’è la possibilità che ci offre la consapevolezza.Tutte le volte che sentiamo arrivare la forza della nostra avidità possiamo dirle buongiorno e chiederle di cosa ha fame oggi. Possiamo farci raccontare tutte le promesse di felicità: basta ricordarsi che l’avidità è il miglior venditore del mondo ma i prodotti che vuole venderci esistono solo nella nostra fantasia. Possiamo ricordarci quante volte ci ha fatto correre invano verso una meta per rimanere insoddisfatti come prima. E, allora, guardare con gratitudine a quello che già abbiamo. Perchè la gratitudine è l’antidoto naturale all’avidità.

Non è la felicità che ci rende riconoscenti. È la gratitudine che ci rende felici. David Steindl Rast

Pratica del giorno: Grounding

© Nicoletta Cinotti 2019 Cambiare diventando se stessi: lasciar andare e non rimuginare

Photo by Patrick Hendry on Unsplash

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