Quando esploriamo i nostri pensieri e le nostre emozioni spesso facciamo il racconto di ciò che sentiamo. In parte perché non siamo abituati a esplorare gli aspetti non verbali, in parte perché abbiamo sempre pronta una lettura della situazione e, se non una lettura, una lista di domande che la situazione ci suscita.

Eppure c’è un elemento, semplice, che può aiutarci nell’esplorazione: qual è la spinta all’azione di quello che sentiamo? A volte proviamo emozioni o pensieri che non ci spingono ad agire. Altre volte, invece, la spinta all’azione è fortissima, tanto che ci trascina in situazioni di cui poi ci rimproveriamo, o situazioni che allungano la nostra sofferenza. Spesso consideriamo la forza della spinta all’azione una buona ragione per agire perchè la riteniamo un’intuizione ma raramente è così: molto spesso è solo tensione accumulata.

Questa spinta all’azione non nasce solo dall’intensità dei sentimenti: nasce anche dal grado di compressione del nostro sentire. Se ci tratteniamo regolarmente , evitiamo di sentire o neghiamo quello che proviamo, queste emozioni inespresse rimangono muscolarmente attive e ci trasformano in una pentola a pressione sul punto dell’esplosione. Esplodiamo anche per una sola goccia in più. Avviene perché eravamo troppo pieni non certo per l’ultima goccia.

Allora domandarsi qual è la spinta all’azione di ciò che proviamo e di ciò che pensiamo può aiutarci, con semplicità, a comprendere e considerare anche la qualità energetica dei nostri pensieri e delle nostre emozioni. Le emozioni richiedono espressione, non esplosione e per non esplodere l’unico metodo è essere consapevoli di quello che succede.

La spinta all’azione non è né buona né cattiva: va solo conosciuta e compresa, altrimenti ci porterà ad agire al di là di quello che vogliamo davvero. O a stare troppo fermi, in una stagnazione senza forma.

Se da una parte la persona è incoraggiata ad esprimere quello che sente, in un esercizio adatto allo scopo, dall’altra viene aiutata a esercitare un controllo consapevole di tale espressione. La finalità di questo controllo non è di inibire o limitare il sentire ma di renderne efficace, economica ed appropriata l’espressione. L’esplosione isterica può essere considerata un’espressione di emozioni ma spesso si riduce a un grande sperpero di energia ed è relativamente inefficace. Alexander e Leslie Lowen

Pratica del giorno: Classe del mattino e consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2022 Il protocollo MBCT

 

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