Quando torno alla casa della mia infanzia torna dentro di me una grande confusione. Tutto il mio ordine, ritmo, tutta la mia precisione diventa di nuovo un ammasso confuso che odora della confusione che vivevo da bambina. Alla fine mi sembra di aver capito che questo succede per via del Radar. Il radar è un nome inventato da piccola quando cercavo di capire sempre dov’era mia madre. Cercavo di misurare la distanza tra lei e me e la sintonia tra lei e me. Il radar mi ha insegnato che per stare bene ci vuole una certa distanza tra noi due. Se siamo troppo vicine scatta la confusione, Un turbine, come certi mulinelli che fa il vento. Lei deve essere molto tranquilla perché non succeda. Ieri siamo andate a camminare nel bosco. Un ampio sentiero pianeggiante, in mezzo ad alberi enormi. Gli alberi la tranquillizzano. La compagnia delle persone che erano con noi l’ha rilassata. E così abbiamo potuto camminare vicine senza che entrasse dentro di me quella confusione che altro non è che l’invasione del suo stato mentale in me. È un effetto, non tanto desiderato, dell’essere madre e figlia. Il confine e il cordone ombelicale che è stato staccato tantissimi anni fa si riattacca velocissimo quando lei è inquieta. Allora è come se la sua anima cercasse risposte nella mia. Io cerco di reggere l’ondata, come uno scoglio, ma tutto quel frangere su di me è faticoso.

Con le persone intime succede che i confini diventino labili e comunicanti. Succede spesso tra madri e figli: possono litigare per cose che nessuno comprende perché il conflitto nasce dalle sfumature che solo i loro radar riconoscono. Visto dall’esterno quello che accade sembra banale ma visto dalla prospettiva interiore sono ondate e mulinelli che hanno molta potenza. Succede la stessa cosa nelle coppie: molte coppie hanno i reciproci radar sempre accesi e misurano la distanza con il pericolo. Anzi, a dire il vero credo che questo sia il vero legame edipico delle coppie: usiamo con chi amiamo lo stesso radar che abbiamo sviluppato con i nostri genitori. Forse i radar ce li abbiamo tutti ma, proprio come succede con l’orecchio, ci sono persone più sorde e altre più recettive ai suoni. L’amore ci rende sempre un po’ più ricettivi del solito, affina i sensi e sintonizza anche i radar.

È per tutta questa confusione da radar che il corpo è tanto importante. In quei momenti è l’unico modo che abbiamo per rimettere i piedi per terra, per tornare nelle nostre scarpe e, con quelle scarpe, provare a camminare sulle proprie gambe. Perché fondersi e confondersi non fa bene all’amore e, soprattutto non fa bene a noi. Quand’ero piccola non lo sapevo che dovevo tornare al corpo e i libri sono stati la mia àncora. Spostavo il radar dentro il libro e finalmente tutto, ma proprio tutto, tornava in ordine. Sapevo che il filo era la trama e che, alla fine, ogni cosa sarebbe stata comprensibile. Comprensibile perché già avvenuta. È la sospensione della fine che crea la confusione.

Un libro deve essere un’ascia per rompere il mare di ghiaccio che è dentro di noi.Franz Kafka, Da una lettera a Oskar Pollak

Pratica del giorno:Il grounding

© Nicoletta Cinotti Il protocollo MBSR

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