Sono cresciuta in una famiglia disordinatamente severa. Non capivo benissimo cosa fosse concesso e cosa no però sapevo che i margini della disubbidienza erano stretti. Parecchio stretti. Usavano una misura restrittiva che su di me aveva un effetto pazzesco: disapprovavano. Non c’erano vere e proprie punizioni: semplicemente disapprovavano. A volte solo con lo sguardo. Altre volte a parole. Mai troppe parole. poche e precise. L’effetto su di me era duplice: da una parte nutrivano la mia anima ribelle e dall’altra mi riportavano immediatamente ad ubbidire perchè provavo vergogna per il fatto di essere stata disapprovata.

Direi che queste due linee di demarcazione sono state come binari in tantissime situazioni: da una parte ribelle, dall’altra fin troppo timorosa di essere disapprovata. Credevo che, se avessi guadagnato l’approvazione, avrei potuto mettere le mie regole. Non era affatto così.

Mi sono sottoposta ad una ferrea disciplina, convinta che, una volta approvata, le cose sarebbero cambiate. Ma approvazione e disapprovazione vanno sempre insieme. Non possiamo mai pensare di aver fatto scendere l’ago della bilancia tutto dalla parte della approvazione. Anche perché, ho capito nel tempo, le persone chiedono sempre di più. Non c’è un limite se non quello che metti tu stessa. Così, ad un certo punto, ho iniziato a sentire che gli altri mi trattavano crudelmente, che non mostravano compassione per la mia fatica, per la mia vulnerabilità, per il mio dolore. Ho capito solo dopo un  sacco di tempo che quella che non aveva compassione ero io. Non avevo compassione per me, non curavo me. Potevo solo avere compassione per gli altri. Potevo solo curare gli altri, tutta presa da questo amorevole delirio: la ricerca di approvazione.

È per questo che oggi mi occupo con così tanta passione di scrivere la mente. È per questo che mi occupo con così tanto interesse e curiosità della famiglia interiore. Perché i veri danni, quelli duraturi, non li hanno fatti i nostri genitori biologici. Li continua a fare la famiglia interiore che, come un tribunale di cassazione, stabilisce cosa va bene e cosa no. Cassazione perché si occupa sempre dei vizi di forma. Mai della sostanza. La sostanza non ha bisogno di tribunali. La sostanza è l’amore.

L’amore che possiamo dare ad un’altra persona dipende dall’amore che diamo a noi stessi. Se sappiamo prenderci cura di noi stessi, se sappiamo come nutrirci e trasformarci, saremo in grado di prenderci cura anche dell’altra persona. Thich Nhat Hanh

Pratica di mindfulness: Cullare il cuore

© Nicoletta Cinotti 2020 Reparenting ourselves

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