C’è un momento, quando inizia qualche nuovo rapporto – che sia un protocollo, una psicoterapia o una nuova amicizia – che io chiamo il momento dell’anticamera. Abbiamo deciso, fissato, stabilito. Forse abbiamo anche urgenza perché c’è qualcosa che spinge per uscire. Raramente però vengo fatta subito entrare in casa, nel cuore o al cuore delle cose. Perché nel momento del primo incontro sorge una timidezza che è pudore ma anche paura. Paura di me o, forse, più probabilmente, paura del cambiamento che tanto desideriamo. Perché nelle scarpe vecchie, consumate, in fondo si sta anche bene e non si sa che fare, se cercare di avere scarpe nuove oppure provare a mettere insieme le risorse per farle di nuovo rattoppare.

È l’attimo dell’inizio, poi si prende una direzione, si va verso il nuovo o si cerca di riparare il vecchio. Non posso scegliere io la direzione. Io posso solo stare in anticamera e sentire il travaglio della decisione un po’ come l’ostetrica ascolta il travaglio della mamma e del bambino. Nascere non è cosa da poco. Ci vuole coraggio, spinta, fiducia e collaborazione. Ci vuole di tollerare quell’attimo – che sembrerà infinito – di vulnerabilità, prima di essere lavati e vestiti. Vale la pena stare in anticamera perché poi, ogni nascita illumina. Per strano che possa sembrare le persone che stanno peggio son quelle che non fanno fare anticamera, lì c’è troppa urgenza. Lì c’è bisogno del trasloco e allora, in quel caso, il lavoro è diverso. È scegliere cosa traslocare e cosa lasciar andare. In quel caso sono io che devo mettere l’anticamera per frenare il desiderio di buttar via tutto. C’è bisogno di attesa. Non di stagnazione ma di attesa per lasciare che le cose prendano la loro direzione e che la nostra volontà non agisca troppo da freno oppure da insensato acceleratore.

Così l’anticamera diventa quel luogo, apparentemente di passaggio, in cui ci inchiniamo al fatto che le cose hanno una loro direzione, che permettere e lasciar andare a volte sono le uniche azioni non-azione che sviluppano la possibilità di crescere. Perché non basta nascere. Abbiamo anche bisogno di crescere dopo essere nati.

Aspettare è doloroso. Dimenticare è doloroso.
Ma non sapere quale decisione prendere è la peggiore delle sofferenze. Paulo Coelho

Pratica di mindfulness: Lavorare con la paura

© Nicoletta Cinotti 2021 Reparenting ourselves

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