Ho iniziato ad usare il computer negli anni 90, proprio quando era necessario scrivere ancora i codici. Windows perciò mi era sembrato un incredibile passo avanti. Devo dire però che la mia luna di miele con la tecnologia è iniziata con il primo Mac. Un portatile bianco ormai fuori produzione. Mi sono innamorata di quello che potevo fare con quel portatile e il mio interesse per la tecnologia – intendendo per tecnologia tutto quello che è possibile fare con un device elettronico – è cresciuto tantissimo. E, in breve tempo, sono entrata nel mondo dei sistemi chiusi Apple. Perchè la base dei sistemi Apple è che ti offrono una grande protezione rispetto ai virus ma ti inducono anche ad usare solo apparecchi Apple che hanno una comunicazione facilitata tra di loro.

Comunque è stata una luna di miele piuttosto lunga, durata, più o meno, una decina di anni.

Cosa c’entra tutto questo con la mindfulness e la consapevolezza?

Tutti i sistemi elettronici – Windows, Apple, Linux – si basano su processi di automazione. Piacciono per questa ragione: rendono automatiche, rapide, operazioni che, altrimenti, sarebbero molto più lunghe e volontarie. Gradualmente mi sono accorta che l’incredibile vantaggio dell’automazione mi rendeva anche molto meno consapevole di quello che facevo e questo incideva sulla memoria. Perchè la memoria ha bisogno di attenzione intenzionale per diventare operativa. Senza attenzione intenzionale il nostro span di attenzione si riduce e quindi si riduce anche la nostra memoria. Tradotto in parole semplici il nostro pilota automatico guadagna spazio e potere nella nostra mente mentre le azioni che richiedono controllo volontario dimagriscono un po’. Tutto questo dipende, ovviamente dall’uso che ne fai. Sì, non dobbiamo dimenticare che la tecnologia è uno strumento e che è l’uso che facciamo di questo strumento che fa la differenza.

La distanza tra il lavoro e la vita personale

Ho pochissima distanza tra il lavoro e la mia vita personale e di questo non posso dare la responsabilità a nessuno. È una conseguenza della mia passione e del mio immergermi dentro a quello che amo fino al midollo. Vero è che, negli ultimi 10 anni, questo aspetto del mio carattere ha avuto due complici: il cellulare e l’Ipad. Prima rispondevo alle chiamate di lavoro dallo studio e quindi, fuori degli orari di studio, non rispondevo alle chiamate di lavoro. Se qualcuno riusciva a trovare il mio numero di casa e mi chiamava sussultavo come se ci fosse stata una violazione della privacy. Oggi ricevo chiamate di lavoro quasi a qualsiasi ora e, soprattutto, in qualsiasi giorno lavorativo o festivo che sia. Non sempre rispondo ma questo cambiamento nel comportamento collettivo mi ha molto colpito. Perchè di questo si tratta: è diventato qualcosa che facciamo tutti: chiamare appena abbiamo bisogno, senza attese. A questo aggiungiamo che le persone, per cercarmi, utilizzano whatsApp (che non amo affatto), messenger, il cellulare, gli sms e le mail (che amo molto anche se sono antiquate). Alcune persone usano più di uno di questi sistemi – a volte iniziano una conversazione su whatsApp, si spostano su messenger e finiscono con un sms – e alla fine non capisco più chi mi ha detto cosa e dove. Con una confusione crescente, soprattutto nell’agenda degli appuntamenti che, grazie alla tecnologia, ricevono spostamenti continui. A questo punto – devo dire – a rischio e pericolo di dimenticanza.  All’inizio ho provato un senso crescente di vergogna per le mie dimenticanze. Poi ho realizzato che, semplicemente, stavo chiedendo troppo alla mia attenzione e alla mia memoria: troppi stimoli, continui, da più fonti. Senza ordine di priorità.

La nostra attenzione non è come un palloncino che si può espandere per inglobare più cose per volta, ma può essere paragonata piuttosto a un sottile tubo, che può condurre un liquido in un’unica direzione: anziché suddividerla fra due attività, oscilliamo con rapidità tra le due, un passaggio che comporta comunque un indebolimento rispetto alla concentrazione piena. Daniel Goleman

Condividere sui social: la mente estesa

Perchè sta avvenendo tutto questo? Dobbiamo lamentarcene? NO, non credo che dovremo lamentarcene. Sarebbe come dire che chi ha inventato la ruota ha inventato gli incidenti stradali. Tutto questo sta accadendo perchè è congruente con il funzionamento della nostra mente. La nostra mente non ha una struttura lineare ma associativa che si adatta benissimo alla navigazione in rete, che sviluppa molto le caratteristiche associative e diminuisce quelle riflessive. Inoltre siamo animali “terribilmente sociali”: abbiamo bisogno di appartenere, di sentirci parte di una tribù e di avere l’approvazione della nostra tribù. La nostra mente non è confinata al nostro corpo fisico, come potremmo pensare. Le appartengono anche gli strumenti che utilizziamo, che comprendono le funzioni che questi strumenti ci permettono di fare e alle quali non potremmo rinunciare. Quindi ciò che riesco a fare con il mio computer non lo sento più come qualcosa che fa lo strumento ma come qualcosa che faccio io, amplificando la sensazione personale di self efficacy e di padronanza. La nostra mente si estende agli strumenti che usiamo; da sempre. Il contadino che zappa il campo non dice che la zappa ha zappato. Dice che lui ha zappato. Perchè è lui che ha usato quello strumento. Quando scrivo al computer non penso che ha scritto il computer, penso che ho scritto io e considero mio anche il processo di costruzione e invio della Newsletter anche se, senza l’automazione MailChimp e del sistema operativo, non sarebbe effettivamente possibile.

Le parti esterne al soggetto pensante interagiscono con il cervello in un rapporto di piena reciprocità, al punto che nel momento in cui la persona sta usando un oggetto quando per esempio sta scrivendo la lista della spesa su un foglio di carta – possiamo dire che la sua mente è costituita da un insieme che comprende il suo cervello, il foglio e la penna e il corpo stesso. Paolo Subioli.

Niente caccia alle streghe

Niente caccia alle streghe quindi ma la consapevolezza che è necessario un uso consapevole dei social, della tecnologia e una ecologia della mente che rispetti le nostre risorse di attenzione e memoria, per non finire vittima del nostro pilota automatico, della sua reattività e della velocità che la tecnologia ci consente. Detto questo cosa possiamo fare per un uso consapevole della tecnologia e per una protezione della specie in via d’estinzione: l’attenzione prolungata su un unico stimolo?

Ci sono due libri usciti recentemente: uno in inglese e l’altro in italiano. Nancy Colier – The power of Off: the Mindful Way to Stay Sane in a Virtual  World – ha scritto un libro che ho amato molto perchè aiuta la consapevolezza digitale attraverso domande che ci permettano di auto-valutare i singoli aspetti critici della relazione con la tecnologia e, in appendice, offre un programma di 30 giorni di disintossicazione. Il primo passo? Verificare il tempo totale di connessione e il numero delle volte che viene agita, includendo anche i brevissimi accessi al telefono e trovare un partner di sostegno nella nostra disintossicazione (la dipendenza, si sa, ha bisogno di relazioni alternative). È un percorso nato per una scelta individuale molto riflessiva e profonda

L’altro libro, uscito lo scorso anno e ormai molto noto, è quello di Paolo Subioli – Ama il tuo smartphone come te stesso: essere più felici al tempo dei social grazie alla digital mindfulness – sviluppa in modo originale gli stessi argomenti. Ossia gli effetti della distrazione, disincarnazione, iperattivismo, ipernutrizione (di informazioni), virtualizzazione, precarietà, soluzionismo e nudità e, per ciascun argomento, offre una alternativa di Digital Mindfulness in un percorso che è stato pensato per le aziende ma può essere esteso alle singole persone. La scelta parte proprio da questa riduzione di barriere tra mondo del lavoro e vita privata che è stato  una delle conseguenze della digitalizzazione.

Lo smartphone è il cavallo di Troia attraverso cui il lavoro penetra nelle nostre case. Ian Sample, Guardian US, 18/9/2014

Una App?

Anche se può sembrare paradossale esistono delle App che aiutano ad avere un rapporto più consapevole con la tecnologia. Sister True Dedication, una ex giornalista della BBC oggi monaca buddista, segnala due app che servono per limitare il tempo di connessione “Freedom” e “Stay Focused”: basta programmare il tempo di navigazione e la app blocca la possibilità di distrarsi. Suggerisce anche la App “Producitive” che personalmente non potrei mai usare visto che si basa su un rinforzo al miglioramento: scatenerebbe gli aspetti peggiori della mia competitività con me stessa. Secondo me potrebbe essere sufficiente togliere le app che ci portano via troppo tempo!

Passare dalla luna di miele al matrimonio

Quando la luna di miele finisce inizia il vero matrimonio. Fatto di alti e bassi, di delusione e felicità, di consapevolezza e realismo. Ti risposeresti? Questa è la domanda che viene fatta frequentemente alle coppie di lungo corso. Sì, dopo più di 25 anni di matrimonio con la tecnologia mi risposerei, anche perchè, ormai, nessuno può davvero più farne a meno. Dalle bollette che cercano di diventare digitalizzate, alla lettura dei contatori, gli stimoli verso la tecnologia sono sempre più vasti. In più la tecnologia è un amante che rimane sempre giovane, anzi, sempre più giovane e, in questo modo, costringe a tenersi in forma. .A volte può non essere entusiasmante ma è sempre interessante vedere come riusciamo a sviluppare una relazione anche oltre i compiti pratici che questa relazione comporta. La mia tendenza all’innamoramento ha fatto sì che la luna di miele con la tecnologia fosse insolitamente lunga. Sono un po’ nerd di carattere e la possibilità di pubblicare quello che studio e penso senza dover passare da istituzioni, editori e simili ha giocato un ruolo importante. Ho fatto parte per più di venti anni di una scuola di specializzazione che  usava la pubblicazione degli articoli scientifici come modo per far crescere – o ostacolare la crescita  – dei membri più – o meno – adatti alla logica del gruppo dominante. Senza la possibilità di scrivere quello che penso avrei finito per morire di soffocamento intellettuale. Ringrazio la rete che mi ha permesso di pubblicare con un costo accessibile. Nello stesso tempo trovo in rete sempre più informazioni copiate (anche da molti colleghi che mi seguono), inesatte, palesemente manipolatorie portate avanti da soggetti che usano la loro posizione come influencer collettivi. Anche questo è un rovescio della medaglia di cui devo tenere conto. Come dice Franco Mattarella, abbiamo bisogno di sviluppare un pensiero critico rispetto alle informazioni che troviamo in rete per non essere travolti e manipolati. E tutto questo è un percorso di consapevolezza: tu chiamala se vuoi “digital mindfulness”. Io la chiamo con un vecchio nome: autenticità e rispetto per se stessi e per gli altri

© Nicoletta Cinotti 2018

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