Ci sono sentimenti che portano all’ostinazione e l’amore è uno di questi. È difficile credere che un amore sia finito, che un’amicizia si sia rotta, senza speranza. Difficile credere che quello che era prima non possa continuare dopo. È in quel momento che diventiamo ostinati. Lo facciamo per due motivi. Per non vedere il nostro dolore e per non vedere la realtà. Come fanno i bambini piccoli che, quando chiudono gli occhi, sono convinti che non saranno visti.

Poi diventiamo grandi e capiamo che chiudere gli occhi non basta per nascondersi. Così come essere ostinati non basta per riavere quello che abbiamo perduto. Nemmeno tormentarsi serve. Per riavere quello che abbiamo perduto c’è una sola cosa che possiamo fare: consolare il pezzetto che è rimasto attaccato al desiderio, alla persona, alla relazione con la quale non abbiamo più la stessa possibilità di rapporto.

Questo non cambierà la realtà dei fatti ma ci renderà di nuovo interi: ammaccati ma interi. Poi, con il tempo quell’ammaccatura guarirà. E noi torneremo in possesso di tutta la tenerezza che l’ostinazione nasconde, tutta la tenerezza che l’ostinazione sacrifica. Torneremo ad essere come la spiaggia, che accoglie e lascia andare l’onda.

L’avevo detto, l’ostinazione è un male molto forte; si aggrappa al cervello e spezza il cuore. Di ostinazioni ce ne sono molte, ma quella dell’amore è la peggiore. Isabel Allende

Pratica di mindfulness: La meditazione del fiume

© Nicoletta Cinotti 2021 Reparenting ourselves

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