Spesso sottovalutiamo l’effetto della paura, ci sembra una protezione e non ci rendiamo conto che, invece, può essere una risposta abituale a tutto ciò che è nuovo e diverso dalle nostre aspettative.

Quando abbiamo paura, o proviamo una delle sue sottili declinazioni, come l’ansia o l’irrequietezza, il corpo modifica la sua posizione. Contrae la zona posteriore, riduce il respiro spostandolo in alto, lo sguardo cambia ampiezza. Ma, soprattutto, in presenza della paura, altre emozioni ci sono irraggiungibili. Perché dobbiamo prepararci alla difesa.

Così la prima emozione che perdiamo è la tenerezza, perché ci renderebbe più lenti e vulnerabili.

Provare paura non significa essere in pericolo. Significa, piuttosto, aver bisogno di conforto, perché le emozioni legate alla tenerezza e all’apertura non finiscano per essere allontanate dalla contrazione del corpo e della mente.

Provare paura non significa rimanere allertati fino a che qualcuno ci conforta. Significa che noi abbiamo, con gentilezza, bisogno di confortarci. E possiamo farlo, con la stessa attenzione con cui conforteremmo un bambino.

La paura impedisce alla tenerezza fondamentale di entrare in noi. Quando una tenerezza colorata di malinconia tocca il nostro cuore, sappiamo di essere in contatto con la realtà. Lo sentiamo. Questo contatto è autentico, nuovo e molto diretto. Chogyam Trungpa

Pratica di mindfulness: Addolcire, confortarsi, aprire

© Nicoletta Cinotti 2015

Foto di ©thescourse

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