In via teorica tutti noi abbiamo il diritto di esprimere i propri sentimenti. In pratica questa tentazione di esistere è irrefrenabile. possiamo tacere ma lo sappiamo che qualcosa urge di essere detto. Basta parlare in prima persona, senza offendere o ledere la dignità altrui e questo diritto ci appartiene in quanto siamo uomini liberi. Eppure il diritto di esprimersi in alcune situazioni non ci basta perchè la comunicazione non è solo dire, pronunciare, affermare. La comunicazione è un atto che ha due direzioni e di cui l’ascolto è parte integrante.

Possiamo esprimerci perché ci siamo ascoltati ma poi vorremmo anche venir ascoltati. E questo non è esattamente in nostro potere. Dipende dall’attenzione dell’altro e dalla sua disponibilità. Facciamo il caso – possibile anche se raro – che non veniamo ascoltati. Magari l’altra persona è lì, di fronte a noi ma la sensazione è nitida: non ci ascolta o non comprende che cosa diciamo. Non ci “sentiamo” ascoltati. È una sordità intima e non fisica quella che viviamo. Dove vanno a finire le parole non ascoltate?

Esternamente potremmo dire che sono parole al vento. Internamente che fanno crescere, goccia a goccia, il sentimento della disperazione. Perchè la disperazione non è solo la risposta ad un evento drammatico. Può essere anche la goccia che batte e riempie il vaso del non ascolto. Una piccola marea scura come la pece e come la pece altrettanto appiccicosa.

Ecco perché la pratica è importante. Perché a volte siamo noi a non ascoltarci. Quella marea di pece la costruiamo con la nostra difficoltà ad ascoltarci. Allora quel semplice gesto essenziale che è la pratica diventa un grande orecchio, il luogo dell’ascolto che scioglie quella piccola pozza di pece.

Perché non ascoltiamo? Noi stessi e gli altri? Possono esserci tante possibilità ma io credo che, la maggior parte delle volte non ascoltiamo per la paura di non saper rispondere. ma raramente abbiamo bisogno di una risposta. Tutte le altre volte abbiamo solo bisogno di essere ascoltati.

Per alcuni la felicità è una sensazione cosi insolita che appena la provano, si allarmano e s’interrogano su questo nuovo stato; nulla di simile nel loro passato: è la prima volta che si avventurano fuori della sicurezza del peggio. Emile Cioran, La tentazione di esistere

Pratica di mindfulness: Ascoltare profondamente

@ Nicoletta Cinotti 2021 Serata di presentazione del programma “Emozioni selvatiche: un programma per elefanti coraggiosi” 20 Settembre 2021 ID riunione 814 6562 1855

 

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