Entriamo nell’adolescenza con una valigia di sogni. Una valigia che ha due scomparti. Da una parte ci sono le cose che faremo sicuramente in maniera diversa rispetto ai nostri genitori. Nell’altro scomparto, ben separato, ci sono i sogni relativi alla vita che vorremmo. Nel tempo i due scomparti non rimangono ben separati. Le cose iniziano a mischiarsi e a volte ci ritroviamo a fare le cose che non vorremmo e altre volte a fare proprio quelle che avevano creduto non avremmo fatto mai. Ma fino a che la prospettiva rimane ampia non è questo il problema.

Il problema, se così si può dire, inizia quando la vita che vorremmo comincia a diventare un metro di misura della vita che abbiamo. Diventa un problema perché non è come un abito che possiamo aggiustare per renderlo su misura. Ci sono circostanze, situazioni e casualità che rendono la vita che abbiamo e quella che vorremmo, diverse. A volte addirittura meglio. A volte solo diverse.

Il luogo in cui la vita che vorremmo è più incombente è nelle relazioni. Come se avere una relazione affettiva che funziona fosse il nostro vero esame di maturità e la nostra ultima prova che qualcosa siamo riusciti a combinare. In quell’area la vita che vorremmo non è solo quella che ci siamo immaginati ma è anche quella che ci sembra che gli altri abbiano. La vetrina della felicità altrui ci mostra continuamente cose che vorremmo anche per noi e che aumentano la sensazione di divario tra la nostra vita e i nostri sogni.

Al riguardo c’è una buona notizia: la vita che vorremmo non esiste. Esiste la vita che abbiamo e più siamo in grado di amarla in tutte le sue sfumature più sentiremo che, alla fine, le cose sono andate bene così come sono andate. Che l’altra vita, quella nascosta nei nostri sogni, è servita per avere una direzione verso cui muoversi, per “andare verso” ma poi quello che conta è stare in quello spazio del divenire che ci permette di crescere e, nello stesso tempo, amare il punto in cui siamo. Altrimentii, se continuiamo a rimpiangere la vita che avremmo voluto invece che “andare verso” andremo in modo controverso. Contro noi stessi.

Il seme della nostra felicità sta proprio lì: nel sentire che esiste in noi la potenzialità della crescita e che è sempre possibile un movimento in quella direzione e che questo non significa non amare dove siamo. Significa accettare che dobbiamo tenere conto della direzione del vento.

Pratica di mindfulness: Va bene così. Meditazione live

Va bene così…lo dice anche Vasco Rossi

© Nicoletta Cinotti 2021 Presentazione di “Amore, mindfulness e relazioni. Qualità mindful per amare senza equivoci”. Stasera alle 18.30 a Genova, Via Frugoni 15/2. Se ci  sei batti un colpo e scrivi a rita@nicolettacinotti.net

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