Forse siamo diversamente curiosi. Ci sono persone molto curiose e altre meno curiose. Tutti noi però abbiamo bisogno di conoscere e di conoscerci e senza la possibilità di realizzare questa forma di conoscenza personale la nostra vita è vuota e determinata dalle influenze esterne.

Quello che limita la nostra possibilità di conoscerci non è solo la curiosità (e sarebbe già molto). L’effetto basilare sulla nostra conoscenza è dato dall’accettazione. Se non accettiamo quello che accade e quello che proviamo lo teniamo fuori dalla porta. E tenendolo fuori dalla porta non potremo mai conoscerlo.

È vero per tutto: per le cose piacevoli come per quelle spiacevoli anche se siamo ovviamente molto più restrittivi nei confronti delle cose spiacevoli. Accadono, le associamo ad un fatto negativo – anche se spiacevole non equivale a negativo come piacevole non equivale a positivo – e cerchiamo di non farle entrare, di non esplorarle, di non farle durare. Ci opponiamo alla vita e lottiamo contro la realtà perché quello che è accaduto non sia dentro la nostra vita. Una battaglia impossibile: è già successo. Inutile rifiutare qualcosa che è già dentro la nostra esistenza. Rifiutarlo non lo cancella: ci impedisce però di conoscerlo e di imparare. Arrestiamo così la nostra possibilità di cambiare perché se non impariamo apriamo la porta alla ripetizione. E quell’evento tornerà a ripresentarsi fino a che non avremo imparato a rispondere diversamente. Accettare non significa dire che una situazione ci va bene: significa esplorare e conoscere quello che è accaduto per permetterci di imparare dall’esperienza. Possiamo rifiutare quello che è accaduto ma chiuderci e non imparare da quella situazione predispone alla ripetizione di quell’evento. Rifiuta la situazione ma rimani aperto: impara tutto quello che c’è da imparare.

Non accettare, non conoscere, predispone alla ripetizione. Perché la vita è scolastica e non permette di saltare esami.

La vera ragione per cui rifiutiamo di accettare quello che accade è sempre la stessa vecchia ragione. Non è perché quello che è accaduto è spiacevole, e nemmeno perché non ce lo meritavamo. Non accettiamo perché abbiamo paura di scoprire una nostra misteriosa inadeguatezza. Una nostra misteriosa responsabilità. Non siamo inadeguati: siamo solo resistenti rispetto ai compiti che la vita ci assegna. E la vita, si sa, è come l’insegnante che non abbiamo amato a scuola: non sente ragioni.

Avete il diritto di accettare e rifiutare ma quando rifiutate non vi chiudete: rifiutate la situazione non rifiutate di imparare. Chogyam Trungpa

Pratica di mindfulness: Ascoltare profondamente

© Nicoletta Cinotti 2019 Verso la self compassion ovvero come imparare a volersi bene

Photo by moren hsu on Unsplash

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