La scorsa domenica ho postato una poesia, Ginnastica mattutina, di Nina Cassian. Raccontava così bene i primi pensieri al risveglio: drammatici. Non è insolito che il risveglio arrivi con qualche ansia e preoccupazione. Purtroppo non sempre rimangono limitati ai primi momenti in cui apriamo gli occhi.

Un atteggiamento di critica interiore è, spesso, una specie di sottofondo delle nostre giornate. A volte più intenso, a volte più sottile, raramente assente. Facciamo una scelta e la nostra voce interna critica quello che abbiamo fatto.

Oppure promuove improvvisamente la decisione opposta; perchè una caratteristica della critica interiore è proprio il fatto che non è giusto andare a destra ma nemmeno a sinistra. In una parola qualsiasi cosa scegliamo ha il merito di essere sbagliata! I danni che la nostra auto-critica può produrre sono seri: può minacciare il nostro benessere, svalutare e distruggere la nostra creatività attaccando quello che stiamo facendo quand’è solo all’inizio e quindi tenero e vulnerabile.

La nostra voce auto-critica attacca qualsiasi cosa gli stia davanti. È per questo che la prima cosa che dobbiamo fare è riconoscerla per quello che è: l’espressione della nostra paura di vivere.

Come possiamo affrontare la nostra voce critica?

Il primo passo è proprio riconoscerla: prendere atto che è l’ennesima espressione dell’ostilità che proviamo nei nostri confronti. Ostilità nei nostri confronti? Si, proprio così! Anche se è difficile ammetterlo noi siamo piuttosto ostili nei confronti di noi stessi. Non tolleriamo l’imperfezione, non tolleriamo i fallimenti, non tolleriamo gli scarsi risultati. Tutto quello che ci accade e che imputiamo ad una nostra personale inadeguatezza ci suscita ostilità e va ad alimentare la nostra voce critica interiore. Potremmo anche darle un nome. La mia la chiamo Miss Perfettini. La riconosco piuttosto bene. So quando arriva e, soprattutto, so quanto rompe….Darle un nome mi è stato utile: mi ha permesso di cogliere l’ironia della situazione e, a dire il vero, l‘ironia mi salva spesso.

Sicuramente la nostra voce interiore è una sorta di eredità della nostra infanzia quando il nostro Sé ideale si andava formando e ci dava consigli su come crescere. Fai così, fai cosà. Lo scopo era quello di darci una indicazione di comportamento, mantenendo una parte di noi libera da errori. Una funzione protettiva e una sorta di introiezione del genitore (e, infatti, in moltI casi assomiglia ad uno dei genitori o ad un fratello/sorella maggiori). Poi il gioco le ha preso la mano. O meglio ad un certo punto, anziché trasformarsi in saggezza e capacità di riflessione è diventata un aspetto un po’ automatico. Un piccolo – o grande – brontolio costante.

Il futuro

Lo scopo è anche quello di prevenire danni futuri nella convinzione che la nostra felicità possa essere coltivata attraverso il rimprovero relativo ai nostri errori. La nostra proiezione del futuro diventa così una sorta di Super Super ego brontolone e falsamente saggio. Non viene proprio voglia di andare avanti! Inoltre a volte diventa così pervasivo che è proprio questa voce autocritica la ragione del nostro fallimento. Quanti di noi hanno avuto ottimi risultati in allenamento e pessime prestazioni in gara? Quanti di noi si sono preparati benissimo per un incontro importante e hanno fatto una gaffe clamorosa? Molto spesso dobbiamo proprio ringraziare la nostra voce autocritica che, ad un certo punto, fa talmente crescere il nostro senso di ansia che non riusciamo a fare nulla: rimaniamo paralizzati anziché esprimere liberamente la nostra creatività.

Quante volte rivedere un vecchio film?

Capita a tutti di andare a vedere il film di un regista che amiamo e rimanere delusi. Magari lo rivediamo un’altra volta per capire se davvero non c’è piaciuto ma non passiamo il resto della nostra vita a rivederlo per criticare come è stato fatto. Bene con i nostri errori facciamo così: li ripassiamo in moviola più volte e quando siamo di cattivo umore andiamo a ripescarli così, tanto per farci male. Abbiamo bisogno di imparare dai nostri errori ma visto un paio di volte l’errore abbiamo anche bisogno di andare avanti e di far crescere modalità diverse di relazione con il futuro. Ecco perchè mettere le intenzioni è così importante.

Abbiamo bisogno di imparare dai nostri errori e di cambiare la relazione con il nostro Sè futuro: non possiamo lasciare il futuro del nostro Sé sia in mano alla nostra voce critica. Se facciamo così ci distruggiamo. Cambiare la relazione tra l’errore e l’apprendimento, il passato e il futuro, procedere mettendo le intenzioni sarà il tema del prossimo gruppo residenziale: perchè, a volte per mettere in pratica questi cambiamenti abbiamo bisogno di un supporto esterno!

Non dare energia ai pensieri distruttivi

Non possiamo dire che la nostra intelligenza sia  uno strumento da poco: ci permette tantissime cose. Dobbiamo però ammettere che la mente produce pensieri, proprio come i polmoni respirano, i reni filtrano liquidi e il cuore batte. Non tutti i pensieri che produce la mente sono buoni. Ci sono dei pensieri che ci sostengono e altri che ci abbattono. Sarebbe una buona idea sostenere i primi e lasciar andare i secondi. Per farlo è importante che anche il nostro corpo sia disponibile a cedere, a lasciar andare, ad ammorbidirsi e a svegliarsi a nuove percezioni. Se smettiamo di alimentare la critica interiore, nutrendola con ulteriore attenzione, stiamo meglio. Molto meglio

Possiamo ascoltare la nostra voce critica e togliere la rabbia, il tormento, i confronti invidiosi tra noi e gli altri e vedere cosa rimane se la alleggeriamo. Forse in questo modo possiamo far emergere la nostra saggezza e la nostra determinazione. Possiamo portare la nostra intenzione nella nostra pratica e considerare l’emergere degli ostacoli non come un segno del nostro fallimento ma come una espressione della nostra possibilità di andare oltre. Di andare in una direzione che sia finalmente scelta senza farsi fermare dagli ostacoli. Fanno parte del percorso. Basta dargli una dimensione.

Possiamo portare le intenzioni della nostra pratica di Metta per curare la nostra parte critica, perchè alla fine esprime la nostra ansia e la nostra paura. Cosa mi succederà se sbaglio, se fallisco, se perdo la mia capacità di lavorare? Ricordandoci che, spesso, è proprio la nostra assurda paura di sbagliare che ci fa sbagliare.

Un fondo di verità

Spesso la nostra voce critica ha un fondo di verità ma questo non giustifica l’ostilità verso di noi né la violenza con la quale si esprime. Un fondo di verità non è tutta la verità. È una parte dello scenario che si basa su una visione defettiva del Sé. Si basa sull’idea che il nostro sé sia limitato e che le nostre azioni possano ulteriormente limitarlo. Si nutre di paragoni, comparazioni, misure tra passato e futuro senza nessuna reale aderenza al momento presente e alla sua realtà. Non è questa la visione che coltiviamo negli approcci contemplativi alla psicoterapia. Quando la nostra mente diventa quieta e riposiamo nel momento presente, non c’è passato o futuro che contino, non ci sono paragoni. È da quella quieta e da quella immobilità che nasce la retta azione. E la nostra visione limitata di noi stessi si espande fino a diventare un enorme spazio di consapevolezza in cui sensazioni, pensieri, voci possono andare e venire. Ogni cosa è proprio com’è, perfetta com’è. Parte di una completezza più ampia di noi. E in questo luogo che possiamo dire che la nostra perfezione sta nell’interezza, nella temporanea coesistenza di tanti aspetti diversi di quello che chiamiamo il nostro sé.

Non c’è niente di rotto: in questo senso niente è da riparare.
© Nicoletta Cinotti 2017 Verso un’accettazione radicale Foto di ©Slimdandy

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